Il Capitale


Il capolavoro di Marx, spietata e allo stesso tempo scientifica analisi della società capitalistica nelle sue profonde contraddizioni, è una lettura indispensabile per chi non voglia sentirsi estraneo al mondo contemporaneo. Pietra miliare nella storia del pensiero moderno in quanto fondamento dottrinale delle più importanti rivoluzioni politiche del Novecento, “Il capitale” getta ancor oggi una luce demistificante sugli alienanti rapporti sociali del presente. Il senso più genuino e il nucleo più duraturo dell’opera di Marx stanno tuttora nella sua rigorosa “critica dell’economia politica”, una critica che definisce la storicità della società contemporanea.

Karl Marx nacque a Treviri, in Germania, nel 1818 da una famiglia ebraica convertita al protestantesimo. Studiò a Bonn, a Berlino e a Jena, aderendo dapprincipio alla filosofia hegeliana, ma accogliendone ben presto le critiche di Feuerbach. Collaborò per un certo tempo con un giornale di Colonia e nel 1843 emigrò a Parigi, dove l’anno successivo conobbe Friedrich Engels, col quale strinse una profondissima amicizia ed una stretta collaborazione.
Espulso da Parigi nel 1845, Marx si trasferì dapprima a Bruxelles e poi a Londra, dove visse grazie al sostegno del suo ricco amico Engels. Con questi, nel 1848, pubblicò il Manifesto del partito comunista. Nel 1864 fondò l’Associazione internazionale dei lavoratori, poi nota come Prima Internazionale. Morì a Londra nel 1883.

Il capitalista può consumare il plusvalore nel reddito (riproduzione semplice) o reinvestirlo (riproduzione allargata) ad esempio nell’acquisto di macchine per incrementare la produttività. La concorrenza spinge il capitalista a investire nelle macchine, capitale costante, e a ridurre i salari, cioè il capitale variabile. L’introduzione delle macchine in sostituzione agli operai creano un immiserimento crescente tra gli operai ed una forte disoccupazione (che Marx definisce esercito industriale di riserva) e quindi un aumento di forza-lavoro sul mercato che abbassa ulteriormente i salari. Questa per Marx è la legge tendenziale di caduta del saggio di profitto che porterà una crisi. La società capitalista genera da sé la propria negazione.

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