In sala di attesa


Una dozzina di donne attendono il loro turno fuori dallo studio della nutrizionista in silenzioso raccoglimento, impegnate a seguire gli scambi tra l’uscita e l’entrata di chi le precede per conoscere la distanza che intercorre tra il momento presente e l’attimo in cui dovranno affrontare la bilancia e conoscere l’efficacia del regime alimentare scelto ed il loro reale impegno giornaliero a contrastare la fame e combattere la battaglia alle calorie in eccesso.

Nessuna di loro ha l’espressione sicura, sono tutte intimorite; nonostante si ritrovino insieme due volte al mese, più o meno negli stessi orari, non sono interessate a riscontrare differenze in viso sulle altre, per capire se le due settimane trascorse siano state positive o meno.

Basta che rompo il silenzio raccontando che mi peso due volte al giorno perché la volta precedente non avevo perso niente, (in quei giorni freddi con la neve avevo sempre fame), che la stanza si riempie di commenti di approvazione e disapprovazione, ammissione ad esercitare la stessa tecnica scaccia pensieri e le confidenze sincere a metà su quante tentazioni siano state vinte e quante siano diventate eccessi di gola avendole viste cedere.

E ora tra una parola e l’altra cercano conforto per quei chili inizialmente persi con grande trasporto e poi lentamente recuperati per la ricerca spasmodica di una compensazione che trova nel cibo sempre il miglior alleato.

“Dopo i pasti nascondo il cibo lontano dagli occhi, lascio solo l’acqua a portata di mano, così non cedo alla fame, e chiudo la porta della cucina. Faccio qualche faccenda domestica, oppure mi dedico ad un hobby” dico io preparandomi ad entrare, è quasi arrivato il mio turno e mi sento come se dovessi superare un esame.

Entro, mi spoglio e rispondo alle domande sempre gentili della dottoressa, salgo sulla bilancia e lei dopo aver spostato i suoi pesini magici esulta. Bravissima!!!

Un altro chilo… Mi vesto mentre parliamo di come risolvere il problema della tonicità dei tessuti che cominciano a mostrare tutti i loro inestetismi per il fatto che non ho più sedici anni.

Esco contenta, avviso le compagne della bellissima notizia e ricevo qualche caloroso complimento, sono tutte nello stesso stato in cui ero prima anche io, in agitazione; tornare a casa con un insuccesso è brutto, significa cominciare da capo con un fallimento alle spalle. Bisogna crederci altrimenti è durissima e io sono solo al terzo mese di dieta.

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