Notte prima degli esami

Modigliani_Jeanne Hebuterne con cappelloUna dozzina di donne attendono in silenzioso raccoglimento nella sala di attesa dello studio della nutrizionista. Osservano i turni delle donne che le precedono per conoscere il tempo che le separa dal momento presente a quando dovranno salire sulla bilancia e verificare l’efficacia del loro regime alimentare e la loro reale capacità di affrontare la battaglia contro le calorie in eccesso e i centimetri di adipe che le avvolgono.

All’apparenza hanno solo banali problemi estetici da risolvere, inseguono il desiderio di dimagrire da una vita in contrasto con il piacere della cucina, non penso mai, invece dovrei, che la salute sia un bene tanto prezioso quanto effimero e che si fa presto a perderlo e quando succede, è necessario rivolgersi ad una nutrizionista che aiuti a recuperare il benessere perso.

Le donne non si osservano neppure per curiosità, per capire se tutte le presenti abbiano già raggiunto dei risultati positivi oppure trovino degli ostacoli mentali o pratici che le rallentano nel raggiungimento del peso ideale. Più o meno sono le stesse donne che due volte al mese si alternano ogni cinque minuti al controllo ma se provi a ricordare, puoi notare alcuni cambiamenti nel viso dalla volta precedente. L’abbigliamento invernale nasconde le forme del corpo e lo insacca, ma quando si avvicina il loro turno, tolgono il superfluo per entrare solo con gli abiti che indossano e in quel momento puoi accorgerti di chi sta riuscendo.

Nei giorni immediatamente prima del controllo sono letteralmente attanagliata dall’ansia di sbagliare qualcosa e temo di non aver perso niente, due volte sono arrivata all’appuntamento scoprendo che la bilancia non si era mossa che di cento grammi, così finisco per pesarmi anche più volte al giorno, cosa che mi è stata pure sconsigliata se non proprio vietata; rompo il silenzio e chiedo se anche le altre facciano altrettanto.

Evidentemente nessuna voleva essere la prima a prendere la parola ma tutte desideravano sfogarsi, si sollevano quindi un insieme di voci per dissentire, ammettere o raccontare che mangiare meno costa grande fatica e sacrifici sempre in lotta con il cibo, compagno ideale per compensare i dispiaceri e la mancanza di piaceri alternativi. Cercano giustificazioni al fatto che i primi chili persi con facilità quando la mente era concentrata in nuove abitudini con fiducia, sono stati lentamente recuperati senza motivazione apparente. Probabilmente perché il cambiamento che avviene esternamente deve avvenire anche internamente o addirittura partire da dentro – è come fare la muta – scriveva Francesca Sanzo nel suo libro in cui racconta di aver perso 40 chili.

“Una volta mangiato e riordinato nascondo il cibo che mi piace e chiudo la cucina, lascio solo l’acqua naturale perché devo bere molto, ho la cattiva abitudine di dimenticarmi della sete” racconto mentre mi preparo perché si avvicina il mio turno.

La dottoressa Serena mi accoglie sorridente e mi mette a mio agio come sempre. Mi spoglio e rispondo alle sue domande gentili, poi affronto la prova sicura, mi ha appena detto che si vede già che sono dimagrita ancora, poi esulta “Bravissima!!!”

Un altro chilo perso, non posso crederci e in fondo adesso penso che non sia stato tanto difficile, mi rivesto mentre parliamo degli inestetismi che aumentano, la pelle non è tonica come un tempo, non ho più sedici anni, mi dice di resistere e mi saluta. Esco e raggiante lo comunico alle compagne e solo poche mi fanno i complimenti, le capisco, sono intimorite come lo ero io poco prima.

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