Pensiero etereo


Ciao…

Si ciao per ora è sufficiente.

Sono otto anni già e non ho ancora deciso se sei un’entità eterea che vibra differentemente dietro ad un velo spazio-tempo, una luce sinaptica nella mente appesa al tuo ricordo oppure un angelo che per un certo tempo ha condiviso il proprio percorso con il mio.

Stavo facendo la conoscenza dei nuovi followers sul blog leggendo i loro articoli, quando mi è caduto l’occhio su uno di questi che parlava di malattia e dolore, ho immediatamente collegato l’immagine di Alberto di questa mattina che promuoveva un libro sul modo migliore di affrontare il cancro durante le cure e il tuo ricordo è affiorato violentissimo. Si violento come il dolore che provavi e che ho provato io quando te ne sei andata.

Prima la voce di tuo marito che doveva accompagnarmi in ospedale per tenerti compagnia, che mi richiamava per dirmi che non sarebbe passato a prendermi perché ti eri addormentata e finalmente riposavi.

Poi a ritroso mi è apparsa tutta la storia della tua malattia, le poche amiche rimaste, le gite e i picnic a pochi passi da casa dove potevi muoverti con la carrozzella, San Silvestro nella tua cucina a giocare a carte quando non uscivi più, le settimane a letto subito dopo la notizia perché non reggevi i cicli fortissimi di chemio, quando avevano prospettato che avresti vissuto 6 mesi.

Erano passati due anni e resistevi come una candela che si consuma lenta ma non si spegne, l’ho capito solo un’ora più tardi che tuo marito mi aveva detto in modo dolce che non c’eri più.

Il primo anno ad ogni scadere del mese contavo quanto tempo era passato, poi dal secondo anno, arrivavo all’anniversario triste e dolente da almeno una settimana, ma quest’anno mi sono dimenticata. Il 30 marzo è stato venerdì scorso ed io l’ho passato lavorando, poi sono uscita a divertirmi.

Tante volte sei stata presente nei miei pensieri, quando accendo l’aria condizionata della macchina e mi scappa da ridere perché avevamo riso quel giorno, quando vado al Mirafiore e siedo sulla panchina davanti ai giochi mi ricordo che per attraversare lo stradino eri quasi caduta in una buca con la rotellina della sedia e anziché spaventarti e arrabbiarti con me che ti spingevo, ti eri messa a ridere.

Mi ricordo anche di quella mattina che prendendo un caffè al Cantuccio nella sede vecchia, ti eri lamentata che il dolore alla gamba non ti permetteva più di lavorare e ancora non sapevi che aver trascurato tanto la tua salute ti stava costando la vita.

Chissà se esisti da qualche parte, se mi puoi ascoltare, oppure non c’è più niente di te tranne i ricordi lasciati in chi ti ha conosciuto, se ciò che si è compiuto era il risultato casuale della vita vissuta oppure se c’era un disegno supremo.

Però ti penso a distanza di otto anni, ancora e affiora il dolore e con esso la tristezza per le emozioni forti provate che non trovano una ragione, un senso, solo l’assenza, il vuoto a cui probabilmente con il tempo mi sono abituata.

Non trovo altre parole da scrivere ed esternare i pensieri affiorati poco fa non ha aiutato a stare meglio. Non so come chiudere e salutarti, penso che non lo farò, lascerò che questo messaggio di chiuda come si è aperto.

Meglio un semplice ciao.

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