Senso di fuga


Da due settimane soffriva di mal di testa continui al lavoro. Iniziavano un’ora circa dopo il suo arrivo e se ne andavano solo la sera.
A rendere tutto più difficile ci si era messo pure lo stomaco, con difficoltà a digerire il poco o tanto che mangiava a pranzo e negli spuntini.
Si rendeva conto che il problema era causato dalla stanchezza, era arrivata al capilinea, ormai grattava il fondo delle sue energie, senza trovare forze nuove, ma solo tossine.
Il suono delle voci la disturbavano, per superare le prove quotidiane doveva ripetersi “posso farcela” e così affrontare l’ennesima interruzione improvvisa la innervosiva, la deconcentrava e impiegava troppo del suo tempo e riprendersi.
Sabato si era presa il giorno libero e aveva fatto shopping. Aveva passato fuori tutta la mattina poi la sera cena tra amici e domenica mattina passeggiata nel parco vicino casa.
Il pomeriggio tante coccole e la sera una cena leggera.
Il lunedì mattina avrebbe dovuto stare molto meglio, avrebbe dovuto sentirsi rilassata e tranquilla, invece…
Le era quasi venuto un attacco di panico al lavoro.
Avrebbe voluto andarsene per non tornare mai più, si sentiva come un uccellino in gabbia e senza riuscire a trovare una via di uscita.
All’improvviso era letteralmente fuggita. Mentre si stava dirigendo verso la porta, avvertiva la sensazione di andare incontro alla libertà.

Un gesto disperato e senza senso ma al quale si era aggrappata perché non poteva fare altro che inseguire quel bisogno basilare, quello di mettersi in salvo.

In salvo da un lavoro che aveva cercato e voluto con tutta se stessa, che aveva inseguito e per il quale si era preparata rigorosamente e che ora la faceva ammalare e annullare.

Non era quello che aveva immaginato, non era come lo aveva sempre sognato fin da bambina. Era un mondo crudele, violento, insensibile e dopo aver visto tante colleghe andarsene e trovare la felicità altrove mentre lei pensava che si accontentassero di raccogliere poco perché rinunciavano a crederci, ora capiva che avevano scelto di essere in pace piuttosto che in guerra ogni giorno.

Rientrò, finì di completare il suo lavoro, raccolse le sue cose, consegnò le chiavi e disse semplicemente “io me ne vado, questo posto non fa per me”.

Non aspettò di sentire le reazioni, non si voltò per vedere se erano stupiti o meno. Si diresse verso l’uscita senza il bisogno di scappare, senza sentirsi una ladra, ma con grande dignità, cosciente di aver fatto un passo importante ed un gesto coraggioso.

“Non metterò più piede qui, costi quel che costi”.

Il destino si mise al lavoro per trovarle ciò che cercava.

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