Pellegrina

Mi piacerebbe partire, ora subito così su due piedi, senza mettere altro tempo in mezzo, indossare il mio paio di jeans preferiti, portare con me pochi spiccioli e dirigermi in strada, destinazione primo treno che passa diretto verso una città d’arte.

Lasciarmi tutto alle spalle, tutto quello che non si porta nel cuore e tenermi dentro stretto stretto ciò che vale più della vita stessa. Senza voltarmi, senza guardarmi indietro ma tenendo ben salda la fronte avanti, trasportando su di me come uno zaino tutti i pesanti fardelli che incollano i miei passi ogni mattina appena uscita di casa fino alla sera.

Salire su quel treno, viaggiare fino alla meta con fiducia estrema, rinnovare l’anima durante il viaggio e danzarmi sul cuore, sentire casa qualunque sia la destinazione stringendo a me doni e colpe, come una pellegrina del cambiamento.

Abbandonare la zavorra, farmi scivolare, passando dalla testa fino ai piedi ogni pesante fardello che incrosta l’anima, vomitare i demoni che attanagliano lo stomaco e si annidano tra i denti della mia bocca, liberarmi dei pensieri agitati che invadono la mente, scaricarli in una piazza perché possano essere calpestati da sconosciuti all’ombra di grandi opere d’arte, della bellezza sopraffina, pura e libera, lontana dalle torture del perfezionismo e dell’estrema insicurezza, ostacoli degni di essere bruciati perché non tornino a tormentarmi ma con gesti senza rabbia anzi con la pace nello sguardo degli occhi e nel suono della voce davanti a luoghi di poesia e incanto.

Terminare la mia corsa aspettando il richiamo di casa, cercandolo nella visione e ascoltandolo tra i suoni dolci dei doni tenuti al sicuro nel cuore, riscoprendo il desiderio degli abbracci e dei baci, dei saluti e delle promesse, dell’amore infinito che ama anche sapendosi annullare con gioia per diventare opera.

Rientrare tra i propri confini leggera e libera, gustare i propri passi senza forzatura e senza pena, scegliere come, quanto e quando volare con le ali dell’indipendenza o quando tenere i piedi ben saldi al terreno sapendo che se il pozzo amaro dei pensieri stagnanti dovesse riempirsi, c’è sempre un altro luogo di pellegrinaggio da raggiungere per svuotarlo.

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