Non sono una casalinga

Mi piego con una sottile soddisfazione a me stessa, mi arrendo alla pigrizia pomeridiana, quando il lavoro fuori non chiama mi affido al proverbio comodo “non fare oggi quello che puoi rimandare a domani”.

Non sono una casalinga, i lavori domestici oltre il decoro mi annoiano, non li trovo stimolanti e non mi fanno sentire la padrona di casa. Non giro tra le stanze con il grembiulino, spolverino, e guanti a scovare i batteri furbetti protagonisti delle pubblicità più demenziali.

E neppure a rimettere al proprio posto tutto quello che gli altri si divertono ad appoggiare ovunque dopo avermi chiesto dove potevano trovarlo, lasciandolo lì a verificare se è più probabile che levita o lievita. Nessuno dei due, ovvio.

Dopo giorni che gli oggetti presenziano vergognosamente sui mobili al mio passaggio, mi vendico caricandomi di adrenalina e raccogliendo gli odiosi vagabondi e cacciandoli fuori dalla mia vista, riponendoli al loro posto sperando di non sbagliare postazione nella fretta di concludere e tornare a rimandare a domani.

Terminata la vendetta, torno soddisfatta a dedicarmi alle mie attività fino al nuovo furioso attacco di ordinite a tutti i costi. E allora spio i cassetti rimasti semi aperti per controllare che sia tutto ben piegato, verifico che jeans e maglie dentro l’armadio di chi so io abbiano un senso civile, scovo la polvere osservando le superfici controluce e poi dichiarando guerra con un panno alla mano a tutti i granelli che hanno osato depositarsi proprio nel momento in cui avrei effettivamente dovuto fare altro.

La situazione più assurda capita quando rimettendo in ordine incacchiata, mi domando perché certe cose sono lì piuttosto che là dove avrebbero dovuto stare, ricordandomi solo alla fine che stavano lì perché ce li avevo messi io perché era meglio che là.

Non sono una casalinga, solo una donna che cerca di combinare tante attività una dietro l’altra, tentando di incastrarle, di farle funzionare bene insieme, assumendo tanti ruoli, tutti definitivi e tutti provvisori, a volte stimolanti a volte impietosi.

E quando è il momento propizio, mi piego a me stessa e mi abbandono e mi arrendo alla pigrizia, nessuno mi vede ed io mi sento una regina e mi vizio.

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