Sogno nel cassetto


Avevo un sogno quando andavo a scuola, mi sarebbe piaciuto fare l’architetto e ristrutturare vecchie case della borghesia di fine Settecento, abitazioni coloniche costruite dopo la rivoluzione Francese, quando l’emergente categoria sociale conquistava territori da sempre di proprietà dei nobili poi caduti in disgrazia con la nuova visione illuministica della società, dopo secoli di soprusi giustificati dal volere divino. Avrei reso il piccolo portico un vero capolavoro, il solaio a punta con i suoi finestroni e abbaini una romantica camera da letto, utilizzando solo materiali locali e conservando lo stile autentico. Sarebbe stato fantastico potermi dedicare a tutto il borgo, collaborando anche al recupero delle chiesette che generalmente non mancano mai nei piccoli villaggi di campagna.

Anche le case popolari di metà Ottocento mi hanno sempre affascinato, nate a seguito della rivoluzione industriale per dare alloggio ai lavoratori sistemandoli vicino alle fabbriche, occupando spazi ridotti e usufruendo di servizi minimi necessari solo per dormire e consumare pasti miseri, limitando il tempo del tragitto fino al luogo di lavoro, nascevano come luoghi miseri e poveri, infestati dai topi, poi occupati dagli immigrati che ne cambiavano l’aspetto; un esempio di riqualificazione urbana che mi conquista è Notting Hill, con il suo stile multietnico.

Per non parlare poi delle case di inizio Novecento con il terrazzino sopra il portone grande, l’inferriata intorno alla casa con giardino e la scala interna come protagonista, spesso fanno da contorno ai viali lungo le coste e nelle isole tirreniche; sono belle e restano tali anche quando vengono ristrutturate con uno stile moderno, usando materiali leggeri e tecnologici, purché si sappia mantenere la sobrietà e l’eleganza di un tempo.

Il mio sogno era girare il mondo per portare la bellezza ovunque, recuperare vecchie case e renderle uno spettacolo agli occhi della gente che fosse passata davanti, che ammirava un’edificio prima fatiscente e ora in perfetta armonia con l’ambiente, dipinto con colori tenui e neutri ben adattati agli spazi intorno, con uno stile elegante ma sobrio.

Non avrei mancato di curare gli interni ovviamente, concedendomi il vizio di rendere straordinario un pavimento in marmo, possibilmente a scacchiera bicolore, realizzando un bagno degno di una regina e una zona giorno ampia e luminosa, inclusa la cucina decisamente eclettica. Per le camere da letto avrei optato per spazi accoglienti ma raffinati, pratici ma volti al lusso discreto, scegliendo pezzi unici tra le lampade e le suppellettili. Naturalmente avrei curato le pareti, trovando per ogni ambiente il quadro ideale per dedicargli il giusto tributo.

Il mio sogno era totalizzante, come è giusto che sia a quindici anni, avrei messo al primo posto la carriera, difficilmente avrei potuto godermi la vita famigliare, ma avevo amici ovunque.

Non è diventato una realtà per fortuna, mi rendo conto che sarebbero state tante le rinunce e troppi i beni preziosi da perdere nel tentativo di raggiungere quell’obbiettivo così alto, perché mi vedevo sempre in viaggio, soprattutto all’estero e investivo una parte del mio denaro in quadri, ristoranti e vino italiano, spendendo in auto sportive e vacanze una cospicua parte di quanto guadagnato, perché ero certa che avrei guadagnato tanto…

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Dario ha detto:

    Ho letto con molto interesse quello che hai scritto. Condivido molte cose, e il seguito?

    "Mi piace"

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