Lei

Lei ha un nome che non conosco, la osservo passare in strada, la sua espressione sconfitta mi provoca un profondo dispiacere perché non è dovuto alla pioggia e al tempo, o meglio non è la principale ragione, è bella ma adesso non le importa.

Sembra lontana chilometri da qui, immersa forse in una conversazione passata oppure che nella realtà non è mai avvenuta e se lo ripete di continuo nella testa come un disco che ricomincia a girare di nuovo quando arriva alla fine.

È così assorta che non avverte neppure l’aria fredda che le getta la pioggia contro, l’energia con cui affronta i suoi pensieri è sufficientemente bruciante da scaldarla. Eppure il viso e la scollatura sono così esposti da bagnarsi di gocce che le scivolano sulla pelle ancora abbronzata dall’estate passata.

La sua borsa di cui forse era innamoratissima il giorno dell’acquisto, è tenuta stretta sotto il braccio in modo affrettato e casuale, ormai conformata alle sue curve, ai suoi angoli, ha pieghe in quei punti che ne disegnano la trama delle posizioni in cui via via è stata abbandonata, prima cautamente sulla sedia, sul divano, sul letto e infine distrattamente sul pavimento, la protegge dall’acqua come fosse la sua stampella e a volte lo è per me e come me la porta sulla spalla destra.

Gli abiti casual li ha presi dall’armadio questa mattina senza pensarci troppo, non ha dedicato tante attenzioni a come apparire agli altri perché è confusa dentro oppure il brutto tempo le toglie la voglia di piacersi e sentirsi bella, solo il suo rossetto con cui spera di illuminare un sorriso di circostanza per accontentare qualche eventuale incontro.

Una corsa al supermarket all’ultimo minuto non poteva essere evitato per le piccole emergenze quotidiane che scombinano i piani e con quell’aria contrita con cui attraversa la mia visuale da dietro il parabrezza dell’auto, pare proprio non pesarle, il fardello ce l’ha dentro e lo trasporta giorno dopo giorno.

L’ombrello ampio che le salva almeno le ciocche ribelli che appaiono dal contorno del viso, la protegge dagli sguardi curiosi che evita di incrociare osservando la strada per non immergere sbadatamente un piede in una pozzanghera. Inghiotte le centinaia di metri che la distanziano ancora dalla sua destinazione senza osservarle veramente, come sotto ipnosi o simile ad un automa, all’apparenza ignaro della pioggia che lo bagna ma sotto la corazza in continuo contrasto con i nodi dei suoi circuiti.

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