Occhi verdi

Avrebbe potuto essere una reggia o un grande castello, avremmo potuto trovarci in un tempo lontano, romantico o in un angolo di paradiso, avremmo potuto indossare abiti sontuosi o stole di ermellino invece eravamo sulle scale di una soffitta bassa e spoglia, un pomeriggio tardi come tanti altri, tu con i tuoi indumenti da lavoro e io con i miei vestiti comodi da tutti i giorni dopo aver dedicato tempo a tutto quello che approfitta del mio tempo facendolo suo e rubandolo a me e dopo che il tuo l’hai dedicato ad altri perché ne facessero un valore da spendere in cose buone.

E ci siamo guardati sereni e felici, senza aver bisogno di dire niente perché tu esprimevi tutto solo con gli occhi. Stanchi e di un verde scuro e denso, ma grandi, aperti e sorridenti. Mi raccontavano che erano stati via ma che erano di nuovo a casa per me e non erano passati in nessun posto prima, non avevano guardato in giro, non si erano fermati mai fino a che non mi avevano trovato. E io in quegli occhi mi ero abbandonata. Avevo nuotato, tuffato il cuore e il respiro. Mi ero persa e ritrovata. Intorno solo luce che mi sembrava soffusa, arrivata da sotto.

Ho fatto tardi, dici ad un tratto.

Ma no, è tutto perfetto.

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