Spessore bianco e nero


Non si può dire di esser soli quando si ha la passione per la lettura che ti permette di vivere le vite degli altri. Eppure la ragazza sta sempre in solitudine e tra le mani tiene un libro. La incroci davanti al portone di casa quando esce al mattino con lo zaino. È la più intelligente del palazzo, forse del quartiere, ha l’aria sveglia, il libro è chiuso ma tiene il segno con il pollice destro per non perdere neppure un secondo a ritrovare la pagina. Ti vede ma non ti guarda, però sono certa che ti ha registrato e ti ha trovato banale anche se tu sei convinta di avere uno stile ricercato, uguale alle tue amiche che vestono alla moda.

L’unica amica che ha e che qualche volta passa a trovarla, la chiama Vani, forse sta per Vanessa. È difficile riconoscere chi siano i suoi genitori, diversi e distanti, probabilmente non va neppure d’accordo con loro e loro non la capiscono. Perciò vive la sua vita a modo suo, sicura che tutto questo le basti. La puoi sentire a volte ridere con l’amica su qualcuno e scoprire in lei una nota ironica, al limite del sarcastico, caratteristica che ne contraddistingue l’intelligenza veloce e agile, vede particolari che gli altri non sanno neanche che esistano. L’ironia è una maniera originale e profonda di affrontare la realtà, sa ridere degli altri e di se stessa perché non bisogna mai prendersi troppo sul serio.

Non si perde in preamboli ma va subito al sodo, in ascensore la puoi sorprendere sfogliare un quaderno pieno di appunti e se le chiedi con sincero interesse se ha trovato la formula contro la sindrome del consumatore di prodotti di massa, ti può descrivere in poche parole il lavoro che sta preparando per la facoltà. Semplice, chiara, con una visione precisa di ciò che vuole, usa termini che ti fanno immaginare esattamente quello che intende realizzare. Con poche frasi dà spessore al suo progetto.

Sottolinea però che il consumatore di prodotti di massa c’era al tempo delle crociate, delle rivoluzioni e ci sarà anche quando invaderemo i centri commerciali galattici. In futuro studieremo Harry Potter e il Codice Da Vinci come fossero capolavori al medesimo livello de L’Illiade e La Divina Commedia. Come darle torto. Le generazioni future dipendono dal materiale che riempie i nostri cervelli. Il mio è intossicato dai cartoni giapponesi, con puntate piene di distruzione e sofferenza e quando la felicità arriva il cartone finisce. E io quindi non saprei come vivere se non mi immaginassi un dramma ogni ventisei minuti.

Una così non ha tempo per quelli che parlano, parlano, parlano ma poi non concludono niente, troppo presi dall’immaginario del loro mondo fatto di castelli di carta, indecisi su tutto, anche sulla foto del buongiorno da mettere nei loro gruppi digitali al mattino perché tutti pensino che sono i migliori.

Come quelli che la colazione non la fanno in un bar qualunque e quando entrano nella caffetteria al top devono essere certi di fare l’ingresso perfetto, convinti di restare impressi per sempre nella memoria dei Vip o della fashion people che non potrà più fare a meno di loro. E se le persone che contano quella mattina non si presentano, causa ad esempio knock out dopo un pluri incontro ravvicinato con il bagno (capiterà anche ai Vip voglio sperare, di essere mandati a…), iniziano a torcersi le dita pensando che la caffetteria di moda è un’altra e non sono stati avvisati per un complotto ai loro danni, consapevoli solo ora di aver rifiutato l’invito all’aperitivo di quel tizio in palestra che sembrava un giargiana e invece magari stai a vedere che era il Principe William e lui è l’unico sfigato che non l’ha riconosciuto ed è stato bannato a vita dal mondo IN.

Ma poi si sa che il mondo IN è come una comunità di formiche, si muovono veloci simultaneamente, guidate da un segnale che tutte ricevono e comprendono nella stessa maniera. Che siano passati improvvisamente tra le file degli sfigati che ricevono il segnale esattamente contrario? Un po’ lo sono sempre stati secondo lei, inutili come le bustine di zucchero personalizzate se il caffè lo bevi amaro. Li riconosce quando li incrocia tenendo il libro sempre in mano, pronta a riaprirlo alla pagina fermata dal pollice appena trova posto per godersi contemporaneamente anche un bicchiere di latte macchiato e li vede sudare freddo, disperati e abbandonati, contenta che si levino dai piedi lasciandole il tavolino libero.

Vani non teme di essere sfigata, Vani fa il contrario di tutto quello che fanno gli altri, altrimenti sentirebbe la gola che si stringe per non inghiottire i bocconi amari che divorano quelli che si annullano pur di assomigliare ai pupazzetti messi in cima alla piramide dell’ipocrisia dalla fashion Mass media. E annullati oggi, annullati domani, poi assomiglierai ad un collage e non saprai chi sei, perché non sarai nessuno.

Quando è successo che Vanessa è diventata Vani neppure lei lo sa. Forse il giorno che sua madre ha iniziato a vederla sbagliata, insufficiente in tutto anche se riportava a casa i voti più alti di tutta la scuola. Per sua madre non bastava. Aveva bisogno di rimediare ai suoi sbagli, alle scelte impulsive che l’avevano condannata ad una vita deludente e la figlia era la sua arma per rimediare, per riprendersi ciò che non aveva conquistato. E poi per la rivincita che l’attendeva da vent’anni sulle compagne di scuola e amiche che oggi come allora rincorrono i VIP, per non restare indietro ma sentirsi sempre in mezzo all’onda o meglio, sicure, strette nel formicaio.

Ma la madre è troppo presa dai suoi rimpianti per accorgersene. E sua figlia la ignora, aggrappata alla vita che vuole vivere, immersa in un mondo diverso perché quello intorno che la madre le ha prospettato proprio non le piace.

Vani si siede su una panchina e riprende il libro, intorno ha un mondo di persone che potrebbero avere tante cose da raccontare, ma lei anche oggi è naufraga su un’isola deserta e selvaggia in compagnia di personaggi più veri di quelli in carne e ossa che hanno provato a metterla in un angolo, per poi inserirsi tra le sue opinioni, cambiarne l’ordine e raccoglierle tra le proprie e ripeterle tutto il tempo chi è e cosa vuole dalla vita e soprattutto cosa si aspettano loro da lei. I libri non la giudicano invece e se il finale non le piace, può sempre modificarlo, oppure saltare nel racconto di qualcun’altro e indagare quando mette il naso fuori dalla carta, se c’è qualcosa uscito da una storia che ora è lì in attesa di accompagnarla lontano, facendole provare la versione più vera di se stessa, quella che in formato bianco e nero, fino a quel momento aveva riversato sulle parole scritte che riempiono il suo tempo.

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