Pasticceria rococò

Giorgia aveva assolutamente bisogno di premiarsi. Come ogni mese era stata dalla dietologa e il suo peso scendeva regolarmente di qualche etto. Vicino allo studio medico c’era una pasticceria tradizionale. La vetrina era la stessa da trent’anni, l’insegna illuminata al neon era sottile con un font simile a quello anni cinquanta. Le lettere C avevano un tondino in fondo ad una lineetta e uno alla base e anche la Erre formava un riccio in cima. Molto vezzoso.

All’interno il controsoffitto aveva più o meno vent’anni e le lucine piatte erano state sostituite da luci al led più economiche ma molto evidenti, formando una serie di viti luminose incastrate sul soffitto.

Mobili frigo al centro mettevano in bella mostra torte gelato di tutte le grandezze, divise tra quelle ricoperte di cioccolato e quelle con base al biscotto. Ognuna guarnita di coni piccolini, cialde rosse o verdi o cannoli al cacao. Alcune mostravano guarnizioni di forma fantastica, tipo draghi, con pasta di zucchero.

Se riuscivi a superare quella barriera potevi raggiungere il bancone con i biscottini di pasta frolla, ogni vassoio disposto su tre ripiani e colmo di dolcetti a forma di stella, ferro di cavallo, mezzaluna, coperti in parte da cioccolato fondente e in parte da cioccolato bianco.

Erano i preferiti di Giorgia che si è fatta riempire una bustina con una fornitura varia e si è gustata un caffè macchiato nell’attesa. Solo più tardi ha notato la lunga fila di tavolini disposti nel lato più distante, in cui la parete era coperta di listelli di legno scuro e poco elegante interrotto da specchi che dovrebbero riflettere un gioco di luci. Dietro al bancone dei liquori che ha visto poco dopo, c’era una porta bianca con la maniglia rossa. Era socchiusa e un cartello avvisava vietato entrare. A fianco, una serie di scatoloni copriva il corridoio che dava l’accesso alla toilette da cui uscivano uomini con l’aria poco soddisfatta, forse più frettolosamente di quanto fossero prima di svoltare l’angolo.

Giorgia si era seduta ad uno dei tavolini tondi. Iniziavano davanti al bancone e raggiungevano quasi la vetrina. Erano alternati due a due e coperti da una tovaglia in stoffa con fantasia floreale su base rosa. Intorno ad ognuno, tre seggioline in finto ferro verniciate di nero con i pomelli e la seduta rossa rendevano ancora più fuori moda l’ambiente.

Un frigo Sammontana per i gelati era l’unica traccia di modernità, insieme ad un climatizzatore posto in alto e al piano dei chewing-gum.

Giorgia ascoltava le chiacchiere di donne sorde che urlavano pensando di non essere ascoltate mentre scriveva qualcosa sul suo smartphone, ha pagato ed è uscita nella città caotica del presente.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Mi hai fatto tornare in mente un sacco di ricordi con questo articolo, fantastico! 🌸

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