Signori venghino


Mi è tornata alla mente un’immagine di tantissimi anni fa, quando ero bambina e mio padre ci portava al Lunapark.

Ce n’era uno a Miramare, vicino Rimini. Era grandissimo e molto illuminato. Aveva le montagne russe, l’otto volante, le autoscontro, i dischi volanti, le bancarelle con i fucili e i palloncini, le vasche con le oche e tante altre attrazioni che ora non ricordo.

Mio fratello Enrico ed io avremmo voluto andarci tutte le settimane, purtroppo sembrava che ce lo meritassimo poche volte e sempre e solo quando venivano anche gli zii con i cugini. Mio fratello Richy era troppo piccolo perché potesse dire la sua, e comunque anche io non potevo osare troppo, perché non chiedevo, no. Io rompevo l’anima fino a far perdere la pazienza. Martellavo le orecchie fino a quando non mi compravano lo zucchero filato e non mi facevano salire sul gioco che preferivo. A volte non era il caso neppure di iniziare la tiritera ma io insistevo fino a che mi padre non mi dava un motivo valido per stare zitta.

Una cosa non ho capito, perché giocavo a lanciare gli anelli per centrare le oche nella vasca, se non ero capace? Odiavo quel gioco, era stupido e vincevo solo il premio di consolazione, me lo consegnava il tizio con il microfono al collo mentre diceva “ecco a te un bel Pinocchio, venghino signori venghino!” Te lo do io il Pinocchio. Quel gioco era una schifezza eppure sembrava non facessi altro. Al termine ricevevo sempre gli scherni di mio fratello perché non ottenevo mai niente di più da quelle stupide oche. O erano cigni?

Io e mio fratello ci scontravamo sulle autoscontro. Poi anche Richy ha voluto salire e doveva stare per forza con me che ero la più grande e da allora ho dovuto guidare piano. Che barba! All’improvviso abbiamo smesso di andarci e mi è mancato molto. Pensavo che non fossimo mai giusti in qualcosa, non succedeva che uscissimo di casa per andare al Lunapark, al cinema o al Circo solo per farci contenti. Doveva esserci sempre un evento straordinario per permettere a mio padre di trovare una motivazione, uno stimolo a portarci fuori.

Per questa ragione, quando finalmente ero in uno di questi posti fantastici, sapevo che avrei dovuto godermi ogni piccola cosa, perché sarebbe passato tanto tempo prima di tornarci. E non volevo privarmi di niente. Ma mio padre spesso appariva già abbastanza nervoso anche solo per stare in quel marasma che i miei capricci gli facevano girare le palle in un millesimo di secondo e il risultato finale era il mio muso lungo fino a casa.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. okexlfcaree ha detto:

    letteralmente innamorata dei tuoi articoli

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    1. michiamomichela ha detto:

      Grazie mille. Non ho parole da quanto sono felice!

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  2. ilnoire ha detto:

    Cosa non è la nostalgia…

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    1. michiamomichela ha detto:

      Mi piace questo tuo vagare nelle mie storie. Così ho l’occasione di rileggerle. Grazie

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      1. ilnoire ha detto:

        Seguo il caso, esatto 🙂

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      2. ilnoire ha detto:

        Ho letto la storia del ragno… povero ragnetto! 😀
        Magari se erano migliaia era peggio, in effetti

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