Sopravvissuta

E se n’è andato così, voltandosi e camminando lungo il marciapiede, mostrandomi la schiena, senza girarsi mai ed io sono rimasta li, ferma a guardarlo senza dire una parola, senza chiamarlo, senza tremare, senza pensare.

Guardavo lui e aspettavo il momento in cui si sarebbe girato perché ero certa che l’avrebbe fatto. Tutti si voltano per vedere se la loro ex ragazza è ancora li a soffrire per essere stata lasciata. E io volevo che lui mi guardasse, che sapesse che mi stava rovinando la vita, che mi stava uccidendo. Perché senza di lui la mia vita non aveva più senso.

Ma ancora non si voltava, mostrandomi la schiena si allontanava lentamente. Voleva che capissi che non era più mio, che non mi apparteneva, che non aveva bisogno di me. Le sue braccia dondolavano ritmiche in modo asimmetrico in sintonia con i suoi passi. Caricava il peso in modo impercettibile sul ginocchio sinistro ed io l’avrei riconosciuto tra tanti. Quel chiodo in pelle marrone, consumato sui fianchi e sulle spalle e con i passanti della cintura consunti, l’avevamo comprato insieme quattro anni prima. Gli piaceva per le ali d’angelo stampate sulla schiena, sopra al manubrio di una moto. Ormai del disegno erano rimasti solo i bordi e li stavo guardando allontanarsi e rimpicciolirsi.

L’ho visto mescolarsi alle persone che incrociava mentre camminavano in direzioni opposte, l’ho guardato come si può guardare qualcuno a cui hai attaccato gli occhi alla sua schiena, restando incollata a quel fazzoletto di immagine che si riduce sempre più e ad un certo punto è diventata così piccola che non volevo sbattere nemmeno le ciglia per non perderlo per sempre.

E quando ero certa ormai di aver smarrito quel punto fisso, il centro del mio mondo, accorgendomi di essere sola, mi sono sentita impotente, senza un obiettivo, senza un significato. Annullata era la parola giusta. Solo il vuoto mi opprimeva perché dentro di me rimbombava il suono del battito del cuore. Non andava a ritmo con niente.

Mi voltai e per la prima volta guardai un punto in cui non guardava anche lui. Per la prima volta mi dirigevo in una direzione diversa da quella presa da lui. E non provavo niente. L’ordine era: non pensare. Solo azione.

E mi mossi, scoprendo che anche se tramortita e indecisa, mi reggevo in piedi, respiravo e vedevo gli ostacoli prima di colpirli. Avrei camminato fino a che non mi fossi sentita troppo stanca, poi avrei mangiato. A tutto il resto delle cose che avrei cominciato a fare da sola, ci avrei pensato domani.

Oggi era un giorno diverso. Ero morta, ma ero sopravvissuta. Non si era girato perché era certo che non ci sarei riuscita. Invece ero rinata.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. okexlfcaree ha detto:

    Mi vengono i brividi.. meraviglioso

    Mi piace

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