Fieri

“La scienza della natura non forma uomini vani, o fabbricanti di parole, ostentatori di quella cultura attorno alla quale il popolo si affanna. Ma forma uomini fieri, autosufficienti, orgogliosi di ciò che possiedono e non di quello che ottengono dagli eventi”

(Epicuro)

Questa frase è incisa in una targa in memoria di un uomo che ha gestito il rifugio Flaiban Pacherini verso cui siamo diretti oggi. Partenza alle 9 da 900m slm per raggiungere i 1600m alle 11:30… per pranzo. Quando siamo ancora nel bosco, Luca e Filippo prendono un corposo vantaggio.

Rifugio Pacherini

Ieri sera prima che la pioggia ci costringesse a ritirarci in camera, avevamo deciso di raggiungere la Val di Suola, un crostone di roccia su cui poi Luca avrebbe fatto la ferrata. Questa mattina, concentrato come Ivan Basso all’inizio dello Zoncolan, ha sentito la sfida ed è salito spedito mentre io perdevo terreno. Indiana Nico Jones mi ha raggiunto per proseguire insieme un tratto, ma l’aria calda e umida oggi non lo motivava, ha preferito salire con Cristina e Marina. Richi, dopo un momento di crisi, ha trovato nuove energie.

Alle 11:05 il rifugio è apparso d’improvviso e dieci minuti dopo, mentre contavo i passi e aceleravo per la frenesia, ho tagliato il traguardo sudata fradicia, sotto gli occhi increduli di mio marito. Ho sorpreso tutti oggi. Soprattutto me stessa. La montagna ti accoglie o ti respinge, mi ha messo alla prova dolcemente e si è lasciata conquistare.

Il tempo di cambiare maglia e Nicola, Claudio e Filippo hanno accompagnato Luca fino al bivio in cui avrebbe agganciato la Cassiopea per raggiungere i 2150m, mentre Nico ostinato portava gli altri alla ricerca degli stambecchi. E dopo aver girato inutilmente e aver perso le speranze, si è trovato davanti una famiglia intera e poi un cervo un po’ più in basso.

Filippo coraggioso e ricco di sentimenti generosi per gli animali, si è avvicinato costeggiando una cresta, raccogliendo una serie di foto mozzafiato. Intanto Luca comunicava con me con il walkie-talkie e mi informava dei progressi lungo il crostone di roccia. È stato emozionante sentire il suo respiro a grande distanza mentre era sottoposto alle difficoltà che ignoravo e che incontrava lungo il tracciato in solitaria. Sprovviste di binocolo, ci siamo accontentate di tenere il naso in su, d’un tratto il gestore del rifugio, impietosito, ci ha prestato il suo. Così lo abbiamo visto grande quanto una formica, che ci salutava dalla cima prima di ridiscendere.

È arrivato il momento tristissimo di salutare Marina, Claudio, Filippo e Riccardo che rientrano un giorno prima ma ci siamo ripromessi di vederci a settembre. Io attendo il rientro di Luca che ha lasciato la ferrata e sta proseguendo di corsa in discesa mentre Nico, Cristina e Arianna ripartono per raggiungere l’auto.

Stanca torno in albergo pronta a raccontare questa fatica e indimenticabile giornata. 15 km di camminata nelle gambe ma domani si torna a casa.

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