Gatto Marzio e il fantasma 4


«In paese mi hanno detto che sei stato una guida alpina e che hai prestato soccorso per molto anni», Bastiaan interruppe il silenzio una sera in salotto mentre decorava l’albero di Natale, «hai smesso perché è diventato faticoso?» chiese con l’espressione innocente anche se Ernesto, impegnato a fare il suo solito spettacolare presepe, era certo che sapesse già la risposta. Non c’era anima viva tra quei montanari arcigni che non conoscesse la storia.

Mancava una settimana a Natale e la casa profumava di fette di arancio essiccate, cannella, ed era più accogliente che mai. Pizzagalli non si era mai sentito così bene in vita sua e il merito era del suo ospite che aveva abbattuto in venti giorni ogni barriera che aveva costruito per non farsi invadere. «Otto anni fa durante una spedizione di soccorso notturna, alcuni miei compagni sono morti a causa di una valanga», spostò lo sguardo dalla carta roccia per posarlo sulle statuine come per allontanare la paura del boato prodotto da quell’enorme massa che lo travolse, «Stavamo soccorrendo un gruppo disperso, nell’oscurità avevamo percorso tre quarti della discesa del Varmost, quando si è staccato un grossissimo crostone di neve che ci ha travolti. Per i miei compagni non c’è stato scampo. Sono sopravvissuto solo io pur restando sepolto per due ore».

Si girò verso Bastiaan toccato così profondamente dalla tristezza con cui aveva ascoltato quelle parole, da rimanere immobile con una palla glitterata in mano e l’espressione attonita, lo osservò con i suoi occhi chiari «Perché vuoi saperlo?» proseguì, mascherò l’inquietudine di quel ricordo fissando intensamente l’olandese negli occhi. «Mi annoio qui da solo tutto il giorno adesso che il villino Trevisan è coperto da due metri di neve. E poi, secondo me c’è un fantasma… non ridere, sono serio… ci sono delle lucine gialle che saltellano e si vedono quando diventa buio. Mi fanno paura», incrociò le dita delle mani tra loro, poi girò l’albero su se stesso per osservare gli addobbi, infine sbatté i festoni rossi per scacciare il senso di pericolo e freddo che aveva avvertito tre giorni prima, certo di essere spiato. D’un tratto cambiò discorso, «Ho pensato di andare a sciare per passare il tempo».

Bastiaan distolse lo sguardo sollevandolo fino al soffitto come se dovesse confessare un peccato che lo metteva a disagio «e Oreste mi ha detto che se mi perdo… tu mi lascerai lì dove sono», Ernesto sapeva di essere capace di farlo e lo aveva fatto anni addietro, ma questa volta non sarebbe stato indifferente al suo nuovo amico se avesse corso un pericolo, «Al Varmost trovi molte piste da sci, sono sicure, affollate, non c’è motivo che tu ti possa perdere», commentò Ernesto con un cenno di ironia nella voce pur di mascherare quel cambiamento così rapido in lui. Tornò a dare forma alle montagne «sai sciare, sì?» si girò a lanciargli un’occhiata canzonatoria. «Vado con Lucio, quello che gestisce l’hotel Montasio, dovrei stare tranquillo, non trovi?», sorrise con i denti scomposti che tolsero a Ernesto il velo dei brutti ricordi. «Perché con lui? Ti ha detto che è stato un campione di slalom da giovane? È un maestro anche di sci di fondo, hai bisogno di lezioni?», chiese dubbioso, «una spolverata, come si dice, non mi farà male».

Alpino si morse la lingua, Lucio non faceva mai niente gratis, se glielo avesse chiesto, lo avrebbe accompagnato volentieri, forse sapeva che c’era il negozio da mandare avanti, «quando vai?», domandò mentre si sedeva sulla poltrona, «sabato mattina» rispose entusiasta. Ernesto allungò una mano e cominciò ad accarezzare Marzio che dormiva placido. «In fondo al corridoio c’è tutta l’attrezzatura per sciare, prendi quello che ti serve», disse Ernesto e tornò ad ammirare il suo presepe. Quell’anno lo avrebbe fotografato, si sarebbe fatto aiutare da Mauro per metterlo su internet, o forse stava correndo troppo? «Grazie, ma pensa a tutto Lucio», l’altro sembrava molto fiducioso, come suo solito. Si strofinò le mani e si accomodò sul divanetto ocra, «fidati di me, Bastiaan. Lucio non fa mai favori, meno chiedi, meno sarai in debito con lui». Si alzò e attizzò il fuoco, l’amico fece un cenno di assenso con il capo sospettandolo di geloso. Del resto glielo aveva detto anche Lucio: “Pizzagalli non la prenderà bene” quando avanzando insieme verso il forno di Oreste, la conversazione era caduta sulla sciata. Adesso che ci ripensava però, si rendeva conto che l’idea non era stata sua, ma era stato convinto, fino a crederlo. “Che Ernesto abbia ragione?” si chiese Bastian, solo in quel momento, mentre l’altro gli dava la buona notte.