Gatto Marzio e la gazza ladra 1


Mauro agitò la padella facendo aderire bene la frittata e il profumo di porri e timo si diffuse nella grande cucina rustica di Alpino. Bastiaan tolse le birre tintinnanti dal frigo per portarle in tavola e passò in sala, alle spalle di Alpino impegnato ad accedere il fuoco. Il crepitio della legna secca riempì il silenzio, il ciocco fu avvolto dalle fiamme ed Ernesto, già in mezze maniche nonostante fosse gennaio, mise a cuocere gli spiedoni tra lo stupore degli ospiti.
«Chi taglia lo speck, che è quasi pronto?» domandò Alpino agli amici radunati intorno. «Io!» Si offrì Valter dirigendosi al lungo tavolo in fondo.
«Era ora che tornavi Bastiaan, Alpino si sentiva solo senza di te». Scherzò Damiano incoraggiato dagli altri. Ernesto canzonato, girò la testa verso l’appuntato e lo guardò pungente, poi schivo come al solito si allontanò per aiutare Mauro.
«Dubito abbia sentito la mia mancanza, scommetto che è stato impegnato» commentò ironico l’olandese e portò la mano alla tasca in cui quel pomeriggio aveva nascosto il braccialetto da donna, trovato tra i cuscini del divano.
Sorseggiò appena la birra gettando un’occhiata in tralice a Ernesto che, duro come uno stoccafisso sulla porta della cucina, osservava la mano dell’olandese tornare ritmica sulla tasca come se nascondesse un messaggio criptato.
«Bastiaan è stato troppo tempo tra i tulipani, si sarà fumato qualcosa» si affrettò a dire tra le risate di tutti.
L’olandese l’adocchiava mentre i tre ragazzi raccontavano di quella volta che l’amico aveva cacciato via a spintoni l’idraulico solo perché aveva chiesto un caffè. Gli era sembrato sovrappensiero già il giorno prima in macchina, quando era venuto a prenderlo all’aeroporto. La sera era stato taciturno e pensieroso, limitandosi a qualche domanda di circostanza. Poi era rimasto a riflettere fino a tardi, a luci spente con le gambe sollevate e gli occhi fissi sulle pantofole.

Novi chiuse il fascicolo e lo rimise nella valigetta. Sorseggiò l’acquavite che nel frattempo Mauro aveva servito. Un miscuglio di occhi lo puntò impaziente.
«È ovvio che quello che dico non deve uscire da qui… La banda di ladri che ha derubato le gioiellerie dieci anni fa, fu catturata a Longarone. Si faceva chiamare “La Gazza Ladra”, ma del bottino di dieci milioni di euro in gioielli e preziosi, non si seppe mai nulla».
«È la sacca che cercava Tabor nella casa fantasma!». Esclamò Bastiaan. Confermando con la testa, Novi proseguì.
«In carcere erano famosi. Il compagno di cella di uno di loro, due anni fa fu trasferito e andò a tenere compagnia proprio a Tabor, che ha rapito Bastiaan e ucciso Lucio». Batté le unghie sul tavolo in attesa di commenti o domande.
«Vuoi dire che c’è un tesoro di dieci milioni al villino Trevisan?». Volle sapere Alpino, «E qualcun’altro potrebbe tornare a cercarli?». Socchiuse gli occhi fissando un punto impreciso della finestra oltre la tenda e si grattò la testa passandosi una mano tra i ricci che gridavano giustizia.
Finita la baldoria, si inginocchiò davanti al fuoco per attizzarlo ancora. Sentì la porta chiudersi dopo i saluti dei suoi amici, l’aspirapolvere in sala divorare le briciole e dalla cucina i rumori di piatti. Cotton non sapeva stare lontano da pentole e fornelli come Bastiaan non sapeva trattenersi se vedeva il disordine. Marzio gli strisciò i piedi e si stese per essere coccolato.
«Dobbiamo trovare la sacca con i gioielli, prima che a qualcun’altro venga qualche strana idea in testa». Bisbigliò. Marzio afferrò la mano tra le zampe e mostrò i denti appuntiti.
«Non è che tu sai già dov’è, vero?».