Gatto Marzio e la gazza ladra 6


«Sei il figlio del maresciallo Longo?». Domandò a voce alta Alpino. «Sei uguale a quel bastardo… Bella famiglia di sciacalli». L’uomo si immobilizzò, alzò la testa e fu chiaro che aveva indovinato. Lo lasciò appeso, incurante degli urli, degli insulti e delle minacce. Attaccò la ferrata per tornare a casa. La spalla gli faceva un male cane e doveva avvisare gli altri. Uscito dalla forcella, vide il torrione davanti a sé. Il figlio di Longo era ancora lì, tentava di restare aggrappato alle fessure per risalire ma ogni volta che puntava i piedi, scivolava per il peso. Gli ricordava il classico fanatico palestrato che pensava fosse sufficiente l’attrezzatura più costosa e sofisticata per domare una montagna. Raggiunse la slavina sotto la cengia e recuperò la pistola.
La camionetta dei carabinieri si fermò all’inizio dello sterrato. «Mandi, Novi». Saluto l’amico al posto di guida. «C’è un uomo appeso al torrione della Cassiopea con i moschettoni incastrati sotto la cengia. Se continua a ballare, non so quanto dureranno prima di storcersi». L’espressione del maresciallo, quando scese, rivelava tutto lo sconcerto nel vederlo tornare sulle sue gambe. Una miriade di domande si susseguirono sulla sua faccia, ma non ricevette neppure una risposta perché Alpino gli passò accanto ignorandolo.
Costeggiò la riva sinistra del ruscello battuta dal sole caldo con in mano un mazzolino di boccioli di raporzolo e anemoni di montagna. Al villino Trevisan tagliò per il prato coperto di neve ghiacciata. Calpestò le impronte ancora visibili, non scese nella taverna, ma rimase nel salone fatiscente. Nascose la pistola in una nicchia simile a un’edicola votiva e la coprì con un vasetto in cui aveva sistemato i fiori.
Sua nonna Mirta credeva negli spiriti della montagna e per tutta la vita aveva piantato un mazzolino per proteggere la famiglia. Presto il villino sarebbe diventato la casa di Bastiaan e doveva tenere lontano il pericolo. Peccato che Ernesto non avesse nessuna fiducia nelle credenze popolari. Uscì e superò le siepi. I boccioli nel vasetto, come accarezzati da una folata dolce, si illuminarono dischiudendosi. Sembravano addirittura aumentare di numero, tanto spazio occupavano ora in quella nicchia.
Barale prendeva appunti sul suo taccuino e il maresciallo, arrogante, ripeteva le accuse, ma Ernesto continuava a ignorarlo. Fissava risoluto Vincenzo Longo, pieno di boria, seduto davanti a lui.
«Se tuo figlio è un delinquente, il problema è tuo, Longo». Alpino ruppe il silenzio all’improvviso per rivolgersi al carabiniere, sconfitto dallo sguardo freddo come una lama prima che dalle parole.
«Ha tagliato la corda mentre scendevo dalla parete del Clap, mi ha colpito come un vigliacco lungo il sentiero…», l’altro abbaiò qualcosa, ma si zittì raggiunto dai calci del padre, «…e mi ha seguito sulla Cassiopea, presa dal lato sbagliato. Devo pensare che volesse tendermi un agguato ma si è fatto fregare come un pivello sullo spigolo della verticale».
Si alzò dalla sedia e infilò il giubbotto.
«Non so a che gioco stai giocando, “pipinot”, ma alla prossima cazzata, non avrò pietà».
«E se cerchi i gioielli, maresciallo…», non avrebbe saputo spiegarsi come gli venne l’intuizione, «basta chiedere alla gazza ladra, ma bada, se ti trovo nella proprietà di Bastiaan, puoi stare certo che lo rimpiangerai». Uscì con sei occhi attaccati alla schiena, due di Barale sconcertato e quattro desiderosi di vederlo morto.
Fuori il buio stava avanzando e nella piazza scarsamente illuminata da qualche lampione, fu quasi travolto da due armadi a tre ante che avevano tutta l’aria di essere agenti della scorta. Gli passarono a fianco frettolosi. Un piccoletto barbuto, con un cappotto di cammello e una ventiquattrore in pelle molto costosa, cercava di tenere il passo, intirizzito dal freddo. Entrarono in caserma ed Ernesto pensò divertito che la musica stava cambiando.

Cotton entrò nell’orto frutta di Ernesto il mattino dopo.
«Sono passato a casa e Bastiaan mi ha aggiornato». Mauro era di poche parole ma proprio per questo, le usava attentamente.
«Pensi davvero di trovare i gioielli prima della banda…?», raccolse un’arancia dalla cassetta centrale per giocarci. «Uno di loro è già qui e non immagineresti mai chi!».

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