Dama Ester – Vent’anni dopo


«Magda, Magda, fermati, dove scappi… fatti almeno abbracciare, non ci vediamo da vent’anni» 

«Oh! Ercole. Non ti avevo riconosciuto, sei ancora più raffinato ed elegante di prima». 

«Carissima, lo pensi davvero? Mi avevi scritto che non ti spostavi più da Milano e guarda che coincidenza, ti trovo qui». 

«Sono venuta per il funerale di un amico, te lo ricordi Giuàn?». 

«Certo, come potrei dimenticarlo, non sapevo fosse morto. Cosa gli è successo?». 

«Per vent’anni non ha fatto altro che soffrire di una malattia dopo l’altra». 

«Oh, poveretto… Quando l’hai saputo?». 

«Elvira mi ha chiamata una settimana fa, i medici le avevano detto che questa volta non c’erano speranze». 

«Voi siete rimaste in contatto, quindi?». 

«Oh sapessi, è una così cara donna, si è tirata su le maniche e ha sostenuto tutta la famiglia quando Giuàn non è più stato in grado di lavorare». 

«E quella strega? A proposito, ho rivisto le rose rosse nel mio giardino. Chi le ha riportate?». 

«È stata Elvira pare che Serena sia allergica». 

«Mi sembrava di ricordare che non dovessero essere spostate da lì per nessun motivo, altrimenti Ester sarebbe tornata». 

«Adesso che mi ci fai pensare…». 

Elvira si asciugò le lacrime con il fazzoletto di Magda, raccolse le ultime mele e lasciò che il suo aiutante caricasse il cesto pieno sul carro. 

«C’è sempre da fare qui, ormai sono abituata, Giuàn si è aggravato tre anni fa. Mi dispiace solo che Serena non l’abbia conosciuto com’era prima. Il giorno che lei ha mosso i primi passi l’ha abbracciato e lui si è sentito male». 

«Che cosa triste, un momento così bello rovinato da un dolore tanto brutto». Commentò Magda. 

«Mi diceva sempre di avere cura di Serena, di controllare che non le accadesse nulla. I fratelli erano gelosi». Scostò un ciuffo di capelli mosso dal vento e guardò il palazzo. 

«Quella è Serena?», il tono acuto e turbato quasi la sorprese, una bellissima ragazza dai capelli ramati si era affacciata alla finestra per salutarla, «cosa ci fa nella stanza di Ester?». La voce di Magda si affievolì e un brivido le attraversò la schiena. 

«Passa molto tempo lì dentro. È una ragazzina con la testa piena di sogni». Elvira giocava con un filo d’erba per evitare lo sguardo dell’altra. 

«Ha già vent’anni, è una donna, sarebbe ora che si cercasse un buon partito», commentò fredda. 

«Fino a tre anni fa era così pallida e denutrita. Se Giuàn non mi avesse permesso di togliere le rose…», si interruppe per abbracciare la figlia che nel frattempo le aveva raggiunte. 

«Buonasera signora Magda, come sta?», la stretta di mano le procurò un dolore atroce, per un attimo le sembrò di essere di nuovo davanti alla porta della biblioteca con lo spettro mostruoso.  

«Ti sentì bene, cara?». Quando si riprese aveva una mano alla bocca, Elvira la guardava sgomenta e la ragazza le sorrideva ignara. 

«Forse è meglio che vada, non mi sento tanto bene». Si sistemò la borsetta e si affrettò a raggiungere  il Maggiolone parcheggiato davanti alla Casaccia.  

Poco dopo, lo stridio delle gomme e lo schianto terrificante di un’auto contro la grande quercia attirò gente in strada. I primi a prestare soccorso giurarono che la donna prima di spirare avesse mormorato «Ester è tornata».  

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