Gatto Marzio e la gazza ladra 11


Lo striscione giallo e blu dell’Adventure Race si gonfiava come una vela al vento, sopra alle panchine del parco. In paese, gli alberghi avevano registrato il tutto esaurito da una settimana e nel piccolo centro storico, un numero incredibile di turisti si aggirava tra le viuzze a fare acquisti nei negozi di abbigliamento sportivo.
I concorrenti avevano appena terminato la punzonatura per il ritiro del numero di gara e della cartina. I più esperti l’avevano osservata solo un momento per memorizzare il percorso, mentre i principianti erano ancora intenti ad analizzare ogni particolare, compresi i punti di ristoro.
Ernesto era seduto sugli scalini del bar Sport con un gomito sulla coscia e una mano tra i capelli, come a scandagliare i pensieri più nascosti.
Gli occhi percorrevano da trenta minuti lo stesso tratto, quello che aveva analizzato con Lollo qualche settimana prima.
Aveva organizzato la trappola per incastrare i Longo e aveva fallito miseramente: se non fosse stato per quell’entità che si rifiutava di considerare, sarebbe morto ammazzato una settimana prima.
«Pronto… ciao Barale, hai novità?», rispose sollevando il cellulare, «Longo insiste ancora con la storia del fantasma spaventoso?», annuì più volte al racconto del brigadiere, «è ancora sotto osservazione in psichiatria, quindi».
«Hai novità su “Faccia da Galera”?».
«Abbiamo avviato ricerche congiunte insieme alla polizia, ma non l’abbiamo ancora rintracciato», Ernesto fece una panoramica della valle, «sospettiamo si sia nascosto tra i bivacchi», proprio quello che temeva, «stai tranquillo, lo staneremo presto», nonostante il tono deciso, Alpino dubitava che questo sarebbe avvenuto.
La musica di Clementino lo distolse dalle sue paure, voltò la testa e vide un ragazzo seduto sulla panchina, chino sulla testa della sua ragazza. Alzò la testa e la girò proprio verso di lui per quello strano sesto senso che non sai spiegare e lo fissò a sua volta. I capelli neri a spazzola e la pelle unta, le labbra carnose che mormoravano il testo a memoria, lo fecero tornare indietro nel tempo. Quante cose si era perso nella sua gioventù per colpa di suo fratello. Alessia era ripartita il giorno di Natale con Damiano e non c’era stato tempo di parlare. Questa volta però l’aveva cercata con insistenza e l’ultimo messaggio era stato piuttosto enigmatico “Parliamo quando torno, ora devo chiudere con il mio passato”.
“Passato”. Lei aveva un passato, aveva altre storie, invece cosa aveva Ernesto? “Niente”, si rispose. “Anzi sì, due storie. Una filastrocca con Alessia e un dramma con mia madre. Tutto il resto sono articoli indeterminativi”.
Piegò i fogli dell’Adventure Race e li infilò nella sacca nera, salì gli ultimi scalini ed entrò a prendere un caffè.
Lollo scosse la testa, «Se penso a quanti caffè gli ho offerto credendo che fosse un uomo».
«Ma è un uomo», commentò Alpino con sarcasmo, «bastardo, ma maschio» e gli batté il cinque che l’altro gli offrì.
«Ho bisogno di un favore, sai mantenere un segreto, Lollo?».
«Certo», deglutì.
L’uomo che aveva davanti non entrava nel suo bar più di una volta al mese ed era già la seconda in due settimane e ora era pronto a fargli addirittura una richiesta. “Doveva essere una cosa seria”, si convinse il barista mentre si posizionava lo strofinaccio sulla spalla e appoggiava il gomito screpolato sul bancone.
«Penso di ritirarmi dopo la prima forcella, domenica», gli confidò con distacco, concentrato sull’etichetta del contreau davanti a lui, «troppo pericoloso».
«Vuoi dire che rinunci al record?», domandò stupito l’altro, la bocca leggermente aperta e gli occhi sgranati, increduli. Si assicurò che non avesse sentito nessuno e si toccò il naso.
«Lasci aperte molte speranze per tanti. Arriveranno a flotte. Sei sicuro?», chiese poco convinto e strinse deciso il pugno vedendolo annuire. Pensò alle decine di concorrenti che potevano iscriversi ancora dopo questa notizia.
Ernesto uscì soddisfatto, Lollo non aveva fatto la domanda giusta e questo gli aveva permesso di nascondere il motivo di quella frase. Se voleva stanare “Faccia da Galera” doveva avere un piano e lui lo aveva appena ideato.

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