Gatto Marzio e la Gazza Ladra 13



Le lenti del binocolo permettevano a Ernesto di vedere persino su quali sassi battevano gli scarponi di Bastiaan e Mauro. Li vide fermarsi al primo punto di ristoro pronti a segnalare eventuali sospetti. Gli atleti attirati dal disegno sulla maglietta non avrebbero mai immaginato che sotto la visiera e gli occhiali scuri ci fosse l’olandese, a patto che non sorridesse mostrando i denti sbilenchi, per questo al mattino il gruppo gli aveva imposto di restare muto come un pesce. Alpino pensò che se ci fosse riuscito gli avrebbe regalato la sua Enduro.
Spostò il binocolo più su: Novi e Barale già partiti con gli amatori, si avvicinavano al punto quattro e sarebbero stati utili sul Duron. Valter e la squadra si erano fatti assegnare le posizioni strategiche proprio lì e dal luogo di partenza non erano più visibili. Con Alpino erano rimasti l’appuntato Damiano Allevi e Cristiano, il fratello poliziotto. Da quando era arrivato non aveva fatto altro che studiare il percorso, allenarsi e tirare di boxe in palestra.
Lo vide concentrato a memorizzare le facce dei partecipanti appoggiato al cartellone pubblicitario della nuovajeep, cieco al gran bel pezzo di figliola al suo fianco appoggiata alla transenna per farsi notare dalla Rai. Damiano dalla parte opposta, si era fatto distrarre dal fondoschiena di una tipa intenta ad allacciarsi le scarpe, con l’espressione gioiosa che era tutto un programma. Per il resto erano due gocce d’acqua e per non sbagliare Alpino aveva preteso che indossassero due maglie diverse.
Cercò con gli occhi gli avversari diretti, quelli con i quali lottava ogni stagione per una posizione tra i primi dieci nelle migliori manifestazioni amatoriali. Franz Hofer gli passò a fianco dandogli una pacca sulla spalla, Alpino accennò un saluto con la mano; vicino a lui Fischer l’altro austriaco, mosse appena la visiera del cappellino bianco. Ancora intento a scaricare la tensione, il francese Besson aveva la zazzera bionda appiccicata alla faccia. Donati alle sue spalle lo si riconosceva dalla risata e parlava già di bevute, mentre Moser faceva gruppo con i montanari e si ostinava a guardarsi le scarpe. Il solito Bionaz aveva lo sguardo assassino e sarebbe morto pur di non salutare, mancava Suter. Non era da lui evitare gli avversari prima della gara, era solito stringere la mano e augurare buona fortuna.
«Lollo! Che numero è Suter?», gridò verso il palco dell’organizzazione.
Il barista guardò tra i suoi fogli, «il 41» urlò e per farsi capire mostrò il palmo aperto con il pollice chiuso e poi il pollice all’insù, allungò il collo e cercò tra i partenti, «adesso è in fondo», poi indicò la coda del gruppo.
«Non è mai stato in fondo in vita sua», commentò Besson che come lo svizzero veniva dal canottaggio.
«Suter! Alpino ti cerca forse non si ritira più», gridò divertito Donati, ma anche lui non ottenne risposta. Hofer sorpreso quanto gli altri, allargò le braccia e incassò la testa tra le spalle.

«L’età media si è abbassata Alpino, e noi stiamo invecchiando, questa è la cruda realtà», fu il triste pensiero di uno degli organizzatori. Ernesto si soffermò a osservare i visi giovani dei concorrenti e si rese conto che molti non arrivavano ai trent’anni. L’Adventure era corsa dura, di resistenza, adatta dai trentacinque in su e lui che stava per compierne quarantanove, aveva forse l’ultima occasione per vincere la sesta. Un record assoluto.
Lo starter puntò il braccio in alto e sparò il colpo della partenza, una nuvola di persone si mosse come una miriade di formiche e tra gli applausi degli spettatori partì la sedicesima edizione dell’Adventure Race.
Il primo tratto come anche il finale si percorreva dalla piazza fino all’attacco della seggiovia e gli esaltati insieme ai meno esperti accelerarono dando un certo distacco. Ernesto scelse di stare intorno alla terza fila dietro a Hofer e Fischer, Besson invece avrebbe sputato sangue pur di tallonarlo fino all’arrivo. Gli italiani, i soliti pugnalatori alle spalle, avrebbero aspettato un imprevisto pur di non attaccarlo.
«Vuoi tutti occhi puntati su tua maglia, Alpino?», scherzò il francese, poi notò i due gemelli avvicinarsi come una scorta, «tuoi figli?», Ernesto negò, «ti assomigliano», rise divertito.
Il carico muscolare delle settimane prima si fece sentire subito, i muscoli già duri e pesanti al mattino, faticavano a carburare, serviva una distrazione per correre senza troppi pensieri almeno fino alla fine dello sterrato.
«Ha il numero 41, guarda se lo trovi», il pettorale 197 annuì e si fece sfilare al primo ristoro. Giunti al secondo, Mauro distribuì una bibita dissetante e una barretta, Alpino gli rispose alzando il pollice e proseguì per lo sterrato, Damiano gli passò un’informazione, e Cristiano gettò il bicchiere, «ci vediamo al prossimo». Un attimo dopo insieme a Bastiaan lasciava la posizione non visto e tagliava per il bosco.


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