Gatto Marzio e la Gazza Ladra 14



«Ho trovato il 41», Alpino portò una mano all’orecchio per proteggersi dall’urlo eccitato di Damiano, che lo raggiunse sul sentiero ripido e tortuoso, «è un tizio asciutto?», diede per scontato il no e proseguì, «Sta nel gruppo dei valdostani, il cappellino bianco gli copre la faccia, occhiali scuri, sembra rasato».
Alpino negò decisamente. «non è il solito Suter», si arrotolò le maniche e deviò per il bosco un minuto sparendo alla vista coperto dai gemelli.
«Fate attenzione, sarà difficile d’ora in poi distinguervi» e si posizionò alle loro spalle arrotolandosi di nuovo le maniche.
Aveva visto giusto: guardandoli da dietro i gemelli erano identici, stessa corporatura asciutta ma tonica, stessa altezza, stesso taglio corto di capelli, stesso modo di correre, erano riconoscibili solo dal numero di gara: 198 e 199. Si convinse guardandoli che se avessero gareggiato per vincere, lo avrebbero lasciato in cima dopo averlo spompato per tutta la salita.
I due parlottarono un po’, Damiano fece un cenno di conferma, Cristiano si posizionò al centro del sentiero e aumentò l’andatura. Guardò il numero 197 superarlo e accelerare. Il poliziotto seguì la schiena nera e il cappellino rosso fino a che non divenne un puntino in cima alla forcella, poi fece cenno al fratello di aumentare.
Dai Denti del Gigante mancavano solo cinque chilometri al punto sei, nel tratto successivo Alpino si aspettava qualcosa anche se i muscoli cominciavano a gridare, guardò avanti per ignorarli e intravide Bastiaan osservare pensieroso dietro un albero, «seguo il 41 dal ristoro, ha tagliato» e disegnò un cerchio. La gara di Suter era finita già prima di iniziare.
Un folto gruppo di irriducibili si era posizionato intorno al passo e intonava cori sventolando striscioni e bandiere ogni volta che l’elicottero li inquadrava. Sormontato da quel baccano, Valter cercava di trattenere gli irrequieti e gli ubriachi addossati sul punto più critico. D’un tratto fu dall’altra parte, illeso e lanciato verso la parete degli Sclops. I polpacci gridavano pietà per il dolore.
«Quanti ce ne sono davanti?», urlò Ernesto salutando il pompiere.
« Ne hai recuperati già una ventina, altri tre li riprenderai in discesa, poi non mollare fino agli austriaci».
«Contaci», strepitò iniziando a scendere. Doveva resistere, c’era quasi. Il punto X era a soli cinquecento metri. Superò l’ultimo fuggitivo e gli diede il cinque, Fischer allargò le braccia esausto e gli fece strada.
Qualcosa si mosse da sotto, una sagoma coperta da un cappellino bianco saliva parallela al sentiero di gara, il pettorale era strappato, ma si intravedeva ancora metà del quattro e l’uno. Bastiaan aveva indovinato. lo avrebbe incrociato nello strappo a strapiombo se non si fermava. Respirò profondamente e guardò il Garmin. A sorpresa scoprì di tenere la stessa media del primo anno.
Stava superando la piccola falesia quando Damiano e Cristiano lo raggiunsero puntuali come un orologio svizzero, lui indicò con il mento un punto in basso e si posizionò alle loro spalle.
Girò quasi su se stesso per prendere il tratto esposto. Saltò sfiorando le rocce come un ballerino, Hofer davanti era sparito alla vista, il 41 era salito in fretta, pensò. Raccolse le forze, la rabbia montò quando lo vide, grosso come un orso, con il numero rubato al suo amico Suter, “se l’hai toccato anche solo con un dito…”.
Barale e Novi sbucarono da dove non si sa, più vicini dei gemelli pronti all’inganno, «è lui», li avvertì Alpino, teso come una corda di violino.
Vincenzo si sbarazzò dei due brigadieri con la forza di toro, si girò di scatto pronto a colpire il 198 con la maglia idiota, ma si trovò davanti il 197 in divisa nera e cappellino rosso e lo sguardo di una belva inferocita, lo sconcerto fu tale che perse l’attimo e dovette appoggiarsi sul ginocchio ferito, l’altro ne approfittò per centrarlo in pieno volto con un urlo liberatorio. Indietreggiò annaspando per restare in piedi, gli occhiali rotti gli caddero dal naso sanguinante, gridò come un rugbista Mahori e parti furioso come un bufalo.
Alpino lo schivò all’ultimo costringendolo contro la falesia più liscia, scivolò, tentò di aggrapparsi alle fessure, ma non trovò l’appiglio, gridò, annaspò, gli occhi tondi a palla chiesero aiuto, increduli e l’uomo cadde giù nello strapiombo fino alla cengia, venti metri più in basso.
«Alpino!», Damiano alla sua destra reggeva Hofer, sanguinante e piegato sulle ginocchia. Longo l’aveva spinto giù dalla strada e per fortuna era rotolato solo pochi metri più in basso, fermandosi alla prima roccia.
«Vai», l’austriaco gli fece cenno di proseguire, «ero già scoppiato», Alpino si tolse la maglietta nera e la consegnò a Damiano, «riprenditela, voglio la mia». Appoggiò il cappellino sulla testa di Cristiano e ripartì prima che Bionaz, Moser e altri superstiti potessero raggiungerlo. Sentì il rumore dei passi tallonarlo sulla forcella dell’inferno, il respiro affaticato e pesante, la furia quando dovettero mollarlo. Besson urlò da dietro qualcosa che non capì, scattò per non farlo avvicinare oltre e quasi crollò per le fitte.
Il grido esaltato di Bastiaan in fondo agli Sclops, «sei in testaaaaa», lo caricò di forze nuove, non seppe trattenersi e corse al massimo giù per l’ultima discesa per tagliare il traguardo a braccia alzate, stanco, sfinito, quasi un moribondo, ma carico di adrenalina alla massima potenza.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.