Una donna. Ottobre


Sapevo in fondo in fondo che non sarebbe durata. È stata la scusa per andarmene via da lì, da lui, dalla mia vita di sempre, monotona, insignificante.

La rabbia, ecco cos’era. Mi faceva credere che ci sarei riuscita un giorno a trovare il coraggio di uscire e di non tornare più. Invece era come un veleno, dopo averla sfogata mi sentivo vuota, spenta e tornavo alle cose mie più morta che viva.

Mi ha detto “Trovaté un lavoro così nun rumpi i cojoni, né a me né a mi madre, va bene!?” e che lavoro pensava che trovassi? Ho passato la vita solo a fare i mestieri di casa. Così sono andata dalla signora Paola. Aveva bisogno, la rumena era partita grazie a Dio e lei di straniere non ne voleva più. Però, se la Tatjana stirava male le lenzuola, la signora Paola non si lamentava, “Cosa ne sa una dell’est di come si tiene una casa”, diceva. Invece da un’italiana si aspettava che per quattro soldi, il bucato fosse stirato meglio che in lavanderia. Ma pur di uscire da quella prigione avrei lavato a mano anche le mutande zozze del figlio vagabondo.

E proprio attaccato al portone di via San Cosimo c’era ‘sto stronzo, faceva il barbiere. Prima solo un “buongiorno” quando lo incrociavo, poi “ti va un caffè” e alla fine ha cominciato a dirmi che ero sprecata per una vita così, che ero bellissima, che lo facevo impazzire.

E io mi sono detta “Perché no, che ci guadagno a fare la moglie fedele?” Non mi sono più fatta toccare da mio marito, mi faceva schifo. Lui, il suo alito, il suo odore di benzina, di grasso. Non sapeva neppure cos’è la dignità. D’un tratto mi sembrava una bestia. Dopo un anno di segreti non ho resistito più. Sono tornata a casa un pomeriggio e ho fatto le valigie. Gli ho detto che avevo trovato uno che mi faceva sentire speciale, che mi trattava come una signora. Si è messo a ridere.

Ho pensato di iniziare una nuova vita, invece sono diventata un peso. Lui non sapeva più cosa farsene di me, gli davo fastidio. Dopo sei mesi mi ha detto di farmi le valigie e togliermi dai piedi, di tornare da mio marito perché non si divertiva più, che “se avessi voluto trovarmi una moglie avrei preso una signora vera e non una sguattera usata”. L’ho ringraziato con cinque dita sulla faccia, abbiamo passato due ore a litigare e a fare a botte. Ha aperto i cassetti e gettato la mia roba giù per le scale. Fortuna che le ha raccolte tutte la signora Maria. Quella è una santa, poveretta, ha il marito sulla sedia a rotelle, ma non dice mai di no quando c’è qualcuno nei casini.

Adesso sono a casa di mia madre. L’avevo messa in vendita, mio marito già pensava a quante cose poteva fare con i miei soldi, anche il barbiere ci aveva fatto un pensierino. Invece la tengo per me. Non è così malaccio come quando me ne sono andata. A vent’anni chissà chi mi credevo di essere… Invece non ho fatto una gran vita, però posso sempre rimediare. Ho ritrovato i miei pennelli e i colori. Volevo fare la pittrice, ho fatto scuola d’arte.

In fondo la casa non è nemmeno brutta, ha una cucina pratica, un salottino comodo e due belle camere con il bagno di sopra. Da una si vede il Pincio e quando il cielo si apre, è come stare lì, a godersi il cupolone.

Oggi l’ho pulita da cima a piedi e l’ho fatto per me, è un’altra cosa. Mi ha fatto bene al cervello e all’improvviso mi è venuta voglia di fare una passeggiata. Pioveva, ma mi sono detta “è l’acqua che spazza via il peggio”, mi sono messa i vestiti più belli, c’ho un fisico da fare invidia alle giovani, ho aperto l’ombrello e via che sono andata.

Adesso ti saluto. È stato bello parlare con te, se ci rincontriamo beviamoci un caffè, facciamoci due chiacchiere. Senza fretta, a me la solitudine, mi fa bene. Il silenzio è qualcosa che non conoscevo. Era tutto rumoroso prima, anche l’assenza di rumore si faceva sentire. Adesso ascolto e non c’è più. È così bello.

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