Visione


In cima alla salita di Strada Vecchia trovai il lampioncino di un secolo fa e un’esplosione di rose di tutti i colori davanti alla porta blu con il pomello di ottone. Bussai, non aveva il campanello. Non mi ero domandata come facesse a vivere senza luce. Il pensiero che potesse fare a meno delle comodità dei tempi moderni non mi era neppure balenato in testa.

Quando la porta si aprì apparve una vecchina, indossava un abito scuro con le maniche a palloncino, portava i capelli legati in una treccia bianca come fosse un cerchietto. La mano ferma sul pomello, pensai le servisse da appoggio, notai che era leggermente curva. Gli occhi azzurri vividi e acuti mi sondarono come uno scanner.

«Torna domani, non sei pronta», disse svelta e mi sbatté la porta in faccia.

Rimasi di stucco, la bocca aperta, il cuore a mille. Mi tremavano le gambe. Non osai insistere. Mi avviai miseramente al parcheggio incespicando sui miei stivaletti mentre mi guardavo intorno per essere sicura che nessuno avesse visto la scena e ridesse di me. Abbassai lo sguardo e sentì crescermi dentro la rabbia. Come aveva osato quello scarafaggio con la crocchia dolceneve.

Mi ripromisi di dimenticare. Tornare domani? Pfff! Ma nemmeno morta. Salii in macchina furiosa. «Perché quella ragazza in biblioteca mi aveva parlato della vecchia che fa miracoli?», mormorai. «Perché non mi aveva detto che ti caccia via?». Un pensiero si insinuò pungente. «Perché l’ha fatto solo con me».

Afferrai il volante con entrambe le mani e strinsi forte. Le unghie si conficcarono nei palmi e lasciai solo quando non sopportai più il dolore. «Anche lei mi rifiuta. Perché? Cos’ho di sbagliato?». Sentì solleticarmi il naso. Una lacrima era scivolata giù, la bloccai e strofinai la palpebra, mi accorsi che il polpastrello era sporco di mascara. Presi la trousse dalla borsetta e mi sistemai il makeup, controllai l’ora sul cellulare, poi accesi il motore.

Arrivata in gastronomia mi accorsi che Paolo aveva chiamato tre volte. Non avevo sentito la suoneria. Un dubbio… Non ricordavo il tragitto da Strada Vecchia a lì, avevo guidato persa nei miei sogni a occhi aperti. Il pianoforte, un concerto e gli applausi. Era così reale. Mi concentrai, non volevo confondermi e divagare, era così suscettibile povero amore mio. Non ne facevo una giusta.

«Ciao amore, non ho sentito suonare. Scusaaa». Il cuore mi batteva forte.

«Dove sei?», sembrava alterato, «Ho dovuto chiedere a mia madre, ha risolto lei», soffiò impaziente, «Cosa ti chiamo a fare, tanto tu per me non ci sei mai! Pensi solo alla musica». Rimasi di ghiaccio, il cellulare mi tremava. Provai a pronunciare qualche parola, ma lui non mi dette tempo.

Quando torni? Ho fame». Lo sentii tirar su col naso, provai disgusto, chiusi gli occhi e d’improvviso mi sembrò di essere in spiaggia, il suono delle onde, la schiuma che lambiva i miei piedi e quelli di un altro uomo. Un altro chi? Vedevo solo le sue caviglie, i polpacci forti… Vai più su! Niente. La stupenda visione era sparita.

«Faccio la spesa e arrivo. Tranquillo. Per farmi perdonare di non aver risposto ti preparo un sughetto fantastico… A proposito, come mai non sei al lavoro? Stai bene?», andai in ansia.

«Beh! Non avevo… volevo… Cosa ti importa? Sei venuta a stare da me da un giorno e già mi fai il terzo grado? Sai perché ho chiamato mia madre? Non trovavo la mia maglia preferita, capisci? La mia preferita deve stare nel primo cassetto. Mamma me la mette sempre lì. Invece tu l’hai messa nel secondo. L’ha trovata mamma. Impara da lei, è la migliore. Ricordatelo Alice, la prossima volta che pieghi le mie cose, capito!?». Mi aggredì con rabbia.

«EEra ammucchiata sul letto… Ioio le mie maglie preferite le tengo con cura, non aspetto ccche qualcun altro le sistemi per me…». mi stavo giustificando?

«Si, si, datti una mossa che stai perdendo solo tempo». Chiuse.

Non ebbi bisogno neppure di bussare. Era lì sulla porta, mi aspettava. Non ce l’avevo fatta ad attendere un giorno. Ero tornata subito. Non proprio subito. Prima dovevo fare una cosa.

«Vedo che hai portato anche la valigia, accomodati, adesso sei pronta».

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