La Pano


Ricordo che la scuola non era ancora finita. Dovevamo essere a maggio, con le giornate già allungate e i primi giorni di sole caldo. Non si crepava come adesso. A maggio, nel 1985, le primavere erano diverse e comunque nell’adolescenza non si attaccava mai bottone dicendo “Non ci sono più le mezze stagioni”. Se l’altra ti stava simpatica ci parlavi e diventavate amiche, altrimenti pensavi che era solo una stronza o una sfigata e la evitavi. Era semplice. Eppure era difficile, soffrivi. Non sai più perché, ma sai che avevi sempre qualche complesso.

Insomma la scuola quel sabato pomeriggio di maggio non era ancora finita e la mia compagna di classe, che all’improvviso non faceva più la stronza, mi ha portato con sé e i suoi amici. Un giro con la R5 nuova e carina. La prima city car dell’epoca. Andiamo in Pano. La Panoramica, un lungo serpentone d’asfalto sul promontorio pesarese affacciato sull’Adriatico. Fa parte della mia vita come l’indirizzo di casa, l’alimentari in fondo alla strada, l’edicola, la chiesa, le vasche in centro, la Palla di Pomodoro, la scuola. L’ho attraversata nel sedile posteriore, io bambina e i miei fratelli a turno dentro al pancione della mamma, poi per andare in pizzeria con la famiglia, con gli amici dopo la discoteca, in coppia, con i bimbi nel passeggino, con tutta la famiglia, con gli amici e le nostre famiglie, portando i genitori. È una ruota che gira.

Ma la Pano c’è sempre e non delude mai. Oggi mi è venuta in mente quella volta che a bordo della Renault cinque siamo arrivati alla casa fantasma. “C’è morto un bambino che ancora piange e lo si vede dalla finestra, anche da lontano. Soprattutto di notte”. Ho fatto tre passi sulle pietre davanti ai muri scrostati, la porta cigolante non si chiudeva, lasciava sempre uno spiraglio. Il piano superiore era pericolante e il tetto era già crollato. Non siamo entrate. I maschi si. Perché c’erano già stati e sapevano che era tutto falso. Una leggenda metropolitana. Sarà meglio dire provinciale.

Invece noi femmine ci abbiamo creduto. Ma adesso che ci penso: in quanti eravamo sulla R5? Mah! Il giorno dopo sul tavolino del salotto abbiamo fatto una seduta spiritica in quattro. Quattro femmine della stessa scuola. Non ho mai saputo chi tenesse il magnete, qualcuno doveva pur tenerlo perché il legnetto si è mosso. Lo spirito ha parlato. La ragazza vicino a me, piccola e rotondetta, sempre sorridente, si è spaventata, è scappata a casa con il motorino ed è caduta. A scuola piangeva. Lo spirito però parlava solo con l’altra davanti a lei. Diceva che era bella e simpatica. Che sarebbe stata promossa e che si sarebbe sposata con uno ricco. Le ha sbagliate tutte.

Io ero trasparente, come sempre.

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