Mrs. Smith – 2


Valeria emerse dal sonno irritata dal baccano rockeggiante. Il blu cobalto degli occhi annaspava nel grigio metallico. affondò la testa ramata nel cuscino e torturò le orecchie perché non sentissero.
«Titti spegni» gridò esasperata.
Si dibatté per liberarsi delle coperte e fece uno scatto brutale giù dal letto pestando la coda del gatto che rizzò il pelo.
«Stupida bestiaccia» lo fulminò a pugni chiusi.
Dalle lunghe gambe nude accaldate sentì arrivare il fresco rigenerante e in poche falcate entrò nella camera a fianco come un ariete. Sul monitor passava il video dei Linkin Park e la voce di Chester Bennington le diede una fitta al cervello. Armeggiò con il mouse, chiuse YouTube e il silenzio la rimise al mondo.
«Perché hai spento, Vale? Mi serve per caricarmi, ho l’esame di anatomia oggi» disse placida Titti in slip e t-shirt aderentissima dei Doors. Era stesa sul letto circondata da fogli e quaderni, i lunghi capelli neri legati in due code.
«Io invece inizio lo stage all’archivio storico e non vorrei arrivarci schizzata, non sono neppure le sette» protestò ignorando i poster degli AC/DC appesi la notte prima, dopo aver disfatto i bagagli.
Tornò in camera, aprì l’armadio e fece scorrere le grucce. La coinquilina la seguì e si sedette sul bordo del letto a giocare con il gatto.
«Sai già cosa farai all’archivio?»
«Creazione virtuale delle fonti storiche, mi ha spiegato quel noioso del mio tutor — sbuffò, indecisa tra la maxi maglia e la camicia — spero in qualcosa sugli anarchici e i sovversivi degli anni venti, per la mia tesi».
Fece scorrere la porta del bagno, abbassò la testa per entrare nella doccia, si coprì i capelli ramati con la cuffia e rabbrividì al contatto con l’acqua.
«Avrei preferito il museo della Resistenza, ma per Poly devo stare dietro ai Topo-graffiti…»
«Sei rimasta la solita infantile, anche se vivi in America» la interruppe Titti velatamente acida.
La mente di Valeria volò lontano, alle scuole medie con Titti e le altre compagne, ai pomeriggi di giochi di parole, origami e messaggi segreti. Tornò il solito nodo in gola e ricacciò indietro le lacrime. Lo schiocco delle dita la riportò al presente.
«Poly sarebbe?»
Valeria si adombrò, non era abituata a tanta invadenza.
«Storia del pensiero scientifico e filosofico. È quello con il quale ho seguito la sessione italiana» nella testa di Valeria si materializzò l’affascinante e provocatorio professore.
«Ferragni? È un cognome scomodo. Sei più… un ramaio che un fabbro. Redsmith: L’alchimista mancato».
Scacciò la sensazione di inadeguatezza e scostò la tenda.
Titti si guardava in giro, indugiando tra i cassetti e gli astucci.
Rimase di stucco.
«Mi hanno spiegato solo che riguarderà le storie dei partigiani sull’appennino» Le tolse di mano il porta-tessere e lo rimise in borsa. Si asciugò e indossò i jeans neri attillatissimi anche se la facevano apparire più magra e scelse le solite sneakers.
Titti aspettava.
«Non hai anatomia?»
«Già, era tanto per parlare» rispose scontenta.
«Ci vediamo stasera, Titti» raccolse le chiavi della Cinquecento sul tavolino e scese in garage.
«Proprio una ficcanaso mi doveva capitare» borbottò Valeria. Lasciò alle spalle il condominio giallo in cui abitava al terzo e ultimo piano con i terrazzini a ringhiera e si Inserì in via Venezia. Alla rotonda andò a destra per la circonvallazione.

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