Mrs. Smith 3


L’aria settembrina la costrinse a indossare il blazer verde acido e per non aspettare lo stop, lo infilò un braccio alla volta inciampando con il pugno sugli occhiali da sole che le caddero tra i piedi. Al semaforo allungò la mano mentre la testa sul volante girava in direzione della collina. Lo sguardo saltò dalle punte a ombrello dei pini marittimi agli spazi vuoti, coperti qua e là dai tetti delle ville con piscina e proseguì oltre il bosco a margine dei primi rilievi montuosi. Sopra una parete brulla e scoscesa, oltre le poche chiome dei castagni e dei noci, notò una torretta. Per la forma classica doveva essere rinascimentale, ma era certa di non averla mai vista. Qualcuno strombazzò, inforcò gli occhiali e proseguì fino all’archivio del dipartimento di Storia.

Passò il badge e chiese del suo tutor. Maurizio Minardi, professione archivista, insieme al suo staff l’attendeva nella biblioteca di storia contemporanea.
Durante l’incontro della settimana prima gli era sembrato un fanatico indeciso tra Mickey Mouse e Rockabilly: lui ultratrentenne, molto alto e secco, con i basettoni e un ciuffo glitterato, sembrava scappato dalla pellicola di Grease; Le due colleghe ai quaranta c’erano arrivate da un pezzo e si domandò se si fossero perse tra i camerini di Zara. Indossavano in due la collezione completa vecchia di dieci anni.
La bionda riccia, due occhi acuti sotto la montatura tonda blu brillante uguale all’abito, si presentò come Alba, esibì un sorriso smagliante da cougar che piegò in una smorfia amara appena voltato lo sguardo. La mora, una lunga frangia che cadeva sugli occhi scuri musoni e il tailleur malva, spigolosa di viso, le arrivava al naso. «Eleonora» disse e la voce la tagliò come un’affettatrice elettrica vedendola fissare il suo taccuino variopinto che fece scivolare sotto il tavolo.
Rockabilly fece un sospiro, incassò la testa fra le spalle e scrocchiò il collo. «Parliamo subito dello stage, sono oberato di impegni» sembrava volare due metri da terra.
«Okay man». Valeria si appoggiò con una mano sul tavolo e sollevò le sopracciglia con una disinvoltura solo di facciata.
Lui strizzò gli occhi beffardo.
«Sfoggialo pure quanto vuoi, il tuo accento del New England, dovrai comunque digitalizzare i documenti di questa stanza, ragazzina» abbracciò con lo sguardo tutti i volumi fino al soffitto. Si aspettava di impressionarla.
«Non è un problema, vivo in mezzo ai volumi, sono figlia di avvocati». nascose l’irritazione dietro una plateale maschera di indifferenza.
«Fatico a credere che studi al MIT. O forse hai abbandonato?» unì le mani a triangolo. «Per studiare con quel fallito di Polli dovevi essere all’ultima spiaggia» allargò le palpebre e strinse le labbra a culo di gallina.
«Sono in Italia per i miei studi opzionali di laurea» Controllò la voce nonostante il battito salisse, «quindi ora o mai più. Ma posso sempre farmi trasferire a Parma. Sarebbe molto più semplice per me» mostrò il report di Boston.
Il glitterato stirò la bocca e si grattò un basettone. «Un asso della tecnologia al quarto anno di finanza etica. Sbaverebbero». Allungò una mano per stringerla. «Ci vediamo la prossima settimana. Puntuale» e scivolò via come un pesce rosso.

Se avesse avuto uno spillo, Valeria in quel momento lo avrebbe fatto scoppiare. Il primo giorno di lavoro nella biblioteca contemporanea lei faceva una panoramica di tutti i rapporti ammucchiati sugli scaffali mentre lui con l’aria magnanima si impegnava a srotolare la cartina ricoperta da una moltitudine di bollini. Sorrideva sempre o gli era venuta una paralisi. Optò per la seconda.
«I borghi cerchiati di nero alle pendici sono crollati sotto i bombardamenti e Alba li ha raccolti in una collana di album fotografici; questi rossi li seguiamo io ed Eleonora e sono i siti con le stragi più cruente. Qui… — si concentrò su cinque bandierine dell’appennino ligure così Valeria provò un secondo di sollievo dalla voce atona — sono esistiti i gruppi sovversivi che potrebbero essere utili alla tua ricerca, il materiale è da reperire in archivio o sul posto». Spocchioso e irritante raccolse tutto e lo spinse più in là con il braccio. «Non dovresti perderti» la stilettata finale, doveva aspettarsela.
Valeria riaprì la cartina e puntò l’indice su un bollino nero. «Questo l’ho visto arrivando».
Il suo tutor si sistemò gli occhiali sul naso e batté le ciglia tre volte. Lo sbigottimento momentaneo provocò la reazione di Alba.
«Non c’è niente di interessante qui. Come ti ha già spiegato Maurizio, i bombardamenti hanno distrutto tutto» rispose secca.

Arrivata in postazione, digitò la mail di presentazione e inserì il troian nell’allegato. Fece invio.
Alla macchinetta del caffè Eleonora le fece i complimenti per il giochino di lei sulla macchinina. Dopo la pausa pranzo aveva l’intera rete sotto controllo.
Sono dentro. Redsmith
Digitò sul cellulare, dieci secondi e sentì il trillo di risposta.
Alla fine della giornata uscì con tanti segreti violati e la fastidiosa sensazione che i Topo-graffiti sarebbero stati difficili da digerire.

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