Pianto uggioso


Gli occhi degli uomini si posavano su di lei che invece camminava a testa bassa e con lo sguardo sull’asfalto aggredito dalla pioggia sottile e intensa, guardando le onde ripetersi goccia dopo goccia nelle pozzanghere. I piedi avvolti nei sandali presi in saldo, raccoglievano tutti gli schizzi rimbalzanti freddi e sporchi. Non aveva problemi a orientarsi, percorreva quella strada tutti i giorni e il peso dei pensieri concentrava la sua attenzione, spingeva a piedi una bici vecchia e rumorosa per non scansare le persone e riconoscere la sconfitta nel loro sguardo. Immune agli eventi intorno, superò abbacchiata i negozi e le bancarelle pittoresche cariche di cibo tradizionale con i suoi profumi tipici, speziati e dolci. Non aveva mangiato, ma lo stomaco era serrato, lontano dai richiami della cucina. Quando era stato il momento di tirare fuori la rabbia per combattere, era rimasta inerme, abulica. Niente dentro di lei si era acceso per muoverla contro quella che stava prendendosi tutto. Suo marito, la sua casa, il suo letto. Non aveva armi, le aveva, si disse, nascoste sotto chili di cenere. Aveva visto e si era data per vinta. Lo aveva capito molto prima che ciò che aveva, l’aveva voluto lui anche per lei.

Ora tornava per un’ultima volta a quella casa in cui aveva abitato senza sapere se ci avesse vissuto, domandandosi quale fosse il suo posto, chi fosse e cosa volesse davvero. Non aveva una risposta, certo non gliel’avrebbero date le buche sulla striscia di asfalto rovinato che pestava senza accorgersi. Si meravigliò di essere giunta a destinazione come se avesse volato veloce anziché camminare, aprì il portone tirando la maniglia di alluminio e guardando la sua immagine riflessa sul vetro scuro. I capelli bagnati e arruffati rispecchiavano il confuso accavallarsi di emozioni e tormenti che in superficie mostravano un velo opaco negli occhi e la mascella serrata. La bici ferma sul cavalletto a fianco alla colonna del cortile sembrava anticipare la sosta breve, strattonò la porta che si aprì con uno stridio e raggiunse l’appartamento al terzo piano. Raccolse le poche cose che le appartenevano davvero fra l’armadio e il comò. Gettò nella pattumiera quelle della toletta e uscì con una borsa in plastica come se dovesse andare solo a fare la spesa e non lasciare tutto per sempre.

Nessuno avrebbe fatto caso agli occhi umidi in un giorno uggioso. Iniziò a pedalare senza guardarsi indietro neppure all’incrocio. Avvertì un vago strisciare di gomme e un frastuono di clacson, una donna rabbiosa le diede della scema, poi ammutolì mentre il finestrino si richiudeva. Si allontanò sull’auto diretta alla sua vita domandandosi se quella in mezzo alla strada sulla bici, piangesse o ridesse.

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