La cicala.2


Michele toglie la chiave dal cruscotto e sospira. Il garage è buio, ma dal vialetto filtra la luce calda di maggio. Sa benissimo che la moglie lo sta aspettando però lui non ha completato quel pensiero che lo irrita. Non è ancora pronto ad affrontarla, di nuovo. Non vuole una festa per il loro anniversario, l’ha detto e ripetuto anche se Maria Sole finge di non sentire. Lui polemizza, non sa fare altro. Colpa di suo padre si ripete, che ne ha fatto un debole. Lei invece è velenosa come una serpe e sa di incutergli timore. Per questo lui si muove cauto e spesso fa buon viso a cattivo gioco. Le ha proposto una cenetta romantica in un ristorantino sulla spiaggia per poi partire per il Mediterraneo. La solita vacanza che facevano prima che nascessero le bambine. Quest’anno devono andarci. Dopo quello che ha raccontato Ludovica, l’amica nonché moglie in seconde nozze del facoltoso ingegner Prosperi della Art&Art, Sole ha prenotato nel loro stesso residence esclusivo della Canarie. Non ha potuto fare a meno di notare il brillio rabbioso negli occhi degli altri quando l’ha annunciato. Gli costerà tre quarti dello stipendio, ma vuoi mettere il piacere di passare sopra a quei miserabili finti ricchi degli amici di sua moglie? Tutto ha un prezzo e lui deve scoprire quanto vale quello che gli serve.

Nonostante tutto il rumore, non ha potuto intervenire su niente, deve ammettere che è stato Sergio a imporgli le date e Maria Sole glielo ha rinfacciato per giorni. Perché coglie ogni occasione per sottolineare la sua mancanza di carattere? Si domanda. Lo accusa di non essere un uomo deciso, capace di farsi rispettare. Sorride pavido mentre chiude la serranda e si dirige al portone. Se avesse gli attributi, col cazzo che andrebbe a cena da quel contadino arricchito di Vittorio, per guardarlo aprire un regalo che non voleva pagare e fingere di credere che i russi spendano migliaia di euro per lampadari che la sua bisnonna tirerebbe nella schiena. Tutti sanno che è sul lastrico, ma guai a dirlo. Michele si sente escluso da quel gruppo, sopportato solo perché la moglie e una di loro, lui quei meccanismi non li tollera. Poi c’è Fabio, in costante competizione da sempre. Ha rilevato il distributore in cui lavora finita la terza media, parla di aprire una catena con il suo marchio, si comporta come un manager e si permette pure di dargli dell’ignorante perché ha fatto l’Istituto professionale. Perché si fa trattare così. Dovrebbe valorizzarsi di più, in fondo Sergio gli lascia gestire il negozio, i dipendenti e la clientela da cinque anni. Quale titolare lo farebbe. Lo ha assunto che era un sedicenne allergico allo studio e l’ha tirato su come un figlio. Però Fabio è spigliato, belloccio, volubile, dalla battuta pronta, lo invidiano tutti. Michele è camaleontico nel suo lavoro, efficiente, affidabile e apprezzato da clienti e fornitori, ma poco incisivo nelle relazioni sociali. A causa del suo aspetto fisico poco aitante, pallido, con il mento sfuggente, gli occhi piccoli, la capigliatura scarsa e la voce monotona, non affascina nessuno. In tanti poi hanno ammesso che dietro al bancone spicca per professionalità, ma fuori è irriconoscibile.

In questi dieci anni non ha ottenuto niente di quello che desiderava e non sa spiegarsi il perché. È stato continuamente sopraffatto dalla personalità degli altri, tranne quando ha reagito con inaspettata collera, sfogata con veemenza irritante, che lo ha lasciato vuoto e sbigottito a tal punto da provare vergogna per lunghi periodi fino a promettersi di non rifarlo, annullando quasi del tutto ogni risultato conquistato con impegno e caparbietà. Doveva chiedere l’aumento con più convinzione, ha firmato la busta paga e ha ripetuto a pappagallo quello che per due ore aveva sciorinato convinto davanti a Maria Sole. Lei vuole più soldi. Quelli che porta non bastano. Cene, viaggi, comfort. È incontentabile. Fra “massima fiducia e totale disponibilità, l’impegno va premiato e il mio valore deve essere riconosciuto” ha inserito un ‘forse, magari, credo che’ permettendo al suo capo di interromperlo. «Devo scappare, ne parliamo un’altra volta, promesso. Conto su di te, Michi, non mi deludere». Deve dire a Sole che non ci saranno soldi extra. La chiave gira nella serratura mentre in testa si forma una frase gentile per superare indenne anche quest’ultimo scontro.

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