Tricolore nel cuore


Allento la presa e scendo lentamente, mi sento impacciata lungo gli scalini a chiocciola con tutti questi faldoni in mano che nascondono alla vista i miei piedi insicuri.

Potrei inciampare e rotolare giù per un piano in un batter di ciglia, nessuno si accorgerebbe e poi, ora noto che intorno non c’è anima viva.

Recupero la bici e mi avvio verso casa, è già l’una passata, il profumo del gelsomino mi sorprende appena dietro una curva e mi accompagna lungo la ciclabile, il sole scalda forse troppo o forse devo ancora abituarmi. l’ombra di un passero si staglia sulla strada asfaltata di recente ed un barboncino bianco candido come un batuffolo di cotone sparato con il casco da parrucchiera sembra venirmi incontro svoltando improvvisamente davanti ad un cancello ad attendere il passaggio di una cagnolina seducente.

Mi sono allontanata presto dal traffico congestionato delle rotatorie della interquartieri e mi inoltro nella via silenziosa e incantata tra le case, avvolte come in una dimensione ovattata.

È finito maggio che sembra rincorrere l’estate con il rifiorire intorno, dopo gli sgambetti alla primavera tra le piogge, i venti e le basse temperature, mentre ora fa piedino a giugno e gli allunga un bacio con un soffio caldo umido.

Il cielo sembra maculato con un manto indeciso, si chiazza di nuvole sporche poi si corregge e si dispone a spirali con giochi curiosi fino ad assumere le forme di una torta ricoperta di meringhe rivoltata.

Improvviso il frastuono mi sorprende così da alzare la testa al cielo senza speranza di vedere l’aereo che sfreccia oltre la barriera del suono, invece una meravigliosa freccia di caccia si è disposta in formazione per affrontare lo spazio aperto. Un senso di patria mi innonda e mi si tinge il cuore di tricolore, quello che mostreranno al termine della parata per la festa della Repubblica, con la scia verde bianca e rossa a coprire l’infinito come un mantello regale.

Non vedo l’ora di arrivare a casa per scrivere questo momento e il sentimento provato, accelero un po’ mentre ripeto come un disco rotto le parole che si sono già impresse nella mente perché non scompaiano più.

Senza aver prima messo un promemoria sulla app del meteo e senza l’invio su WhatsApp, neppure uno squillo canterino sul cellulare ad avvisarti, inizia a piovere. Quanta poca conoscenza dell’evoluzione umana ha questo clima ballerino che non si degna neppure di farti sapere che vuole bagnare la terra e non ti riconosce come padrone.

Sono giorni che lo sfido e alla fine, oggi mi bagno.

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